D33 – Secret Dungeon – Incubo a Parigi

Mi sveglio nel buio e non so dove mi trovo. Ogni tanto mi capita quando sono in qualche hotel e credo di essere a casa. Questa volta è diverso, non riesco ad aprire gli occhi, ho del nastro adesivo che me li tiene coperti. Cerco di muovermi ma non posso. Eppure non è un sogno, mi sento respirare affannosamente dal naso, la bocca è piena.

Muovo la lingua per sentire il materiale, sembra stoffa. La sputo fuori, ma non esce. Provo ad aprire la bocca ma mi tira la pelle intorno alle labbra. Nastro adesivo anche lì. Mi fermo a pensare. Mi accorgo di essere sdraiata su una superficie dura, ma non è fredda.

Sono legata come l’uomo vitruviano di Leonardo. Le mie braccia e le gambe sono i raggi di un cerchio perfetto. Sento i vestiti addosso.

Che ci faccio qui ? Merda ! Sono nella periferia di Parigi e sono qui perchè ci sono venuta io seguendo le mie fantasie di donna autorepressa e frustrata. Cazzo ! Non l’ho detto a nessuno ed ora sono stata rapita da un serial killer. Dio fa che non mi faccia del male e mi liberi presto. Ora darei il culo al mio ragazzo tutti i giorni della mia vita pur di uscire viva da questa situazione.

E dire che a letto con lui faccio sempre la santarellina, mi vergogno di qualsiasi cosa. Per poi fantasticare e chattare con uno sconosciuto. Sono diventata la sua schiava virtuale. Sembrava così facile scrivere tutte quelle porcate ed obbedire ai suoi voleri. Poi mi invita a Parigi, ed io scema ad accettare. Un finto viaggio di lavoro ed eccomi qua. Legata come un agnello sacrificale senza nessuna possibilità di fare qualcosa. Squilla il mio cellulare. E’ senz’altro il mio ragazzo. Mi dimeno per divincolarmi e rispondere. Non ce la faccio. Appena il telefono ammutolisce mi fermo e cerco di ascoltare. Forse il pazzo è davanti a me e mi osserva.

Si apre una porta e sento dei passi. Sono paralizzata. Sento qualcosa che mi copre le orecchie e subito dopo una musica ad alto volume. Non posso più sentire, non posso urlare, o semplicemente parlare. Non ho nemmeno la speranza di offrire dei soldi a chi mi ha ridotta così. La vista, l’udito ed il gusto sono annullati. L’olfatto… mi accorgo che sta arrivando un fortissimo odore di marijuana. Non c’era prima. Me lo immagino seduto su una poltrona a farsi una canna e ad ammirarmi legata al pavimento.

La mia comunicazione può avvenire solo attraverso il tatto. Come faccio a pregare un maniaco di lasciarmi andare attraverso il mio corpo? Sicuramente non è facile comunicare in quel modo, ma è molto facile ricevere stimoli dall’esterno. Il dolore sarà tremendo. Durerà ore, giorni ? Ho letto di serial killer che hanno tenuto segregate le vittime per anni. Mi vengono in mente le torture medievali.

Sento muoversi i vestiti. Il prendisole in un attimo non c’è più. Ho ancora la biancheria intima. Mi sfila da sotto il vestitino. Mi taglia le spalline del reggiseno e la sottile striscia di pizzo che unisce le due coppe. Una lama si infila sotto gli slip al mio fianco. Un taglio. Aspetto che faccia lo stesso dall’altro. Ci vuole un po’ di tempo. Mi sta guardando il corpo. Tac. Mi sono sempre vergognata, ma ora giuro che faccio qualsiasi cosa al mio ragazzo se viene a salvarmi. Prende gli slip sul davanti e tira tenendoli aderenti al mio ventre. Il tessuto striscia sulla mia pelle come se mi volesse aprire in due. Lo sento nella fessura del culetto e dentro le labbra della fichetta. Ora sono nuda. Mi prende un grosso ciuffo di peli e me lo tira con forza. Io alzo il bacino per sentire meno dolore. Sono appoggiata sulle spalle e sui talloni, arcuata al massimo delle mie possibilità.

Ma lui non molla. Mi vengono in mente tutte quelle chat in cui mi chiedeva se ero rasata ed io gli rispondevo di sì. Ora mi sta dicendo che non gli piacciono le menzogne. Finalmente mi lascia andare ed io appoggio la schiena per riposare. Non abbiamo ancora avuto un contatto fisico.

Sento che la forbice mi taglia ciuffetti di peli. Resto immobile per paura di ferirmi. Un pennello da barba da uomo mi percorre tutto il pube. Lo sento pungere e massaggiare. Aspetto il rasoio. Mi accarezza un centimetro alla volta. Con calma. Ogni volta lo pulisce nell’acqua calda. Sento la lama bollente. Non mi ha ancora toccata. Per pulirmi usa ancora il pennello risciacquandolo spesso. Poi mi asciuga tamponandomi con un asciugamano, senza strusciarlo. Sento il fresco in mezzo alle gambe, colpa della schiuma da barba, ma mi sembra di essere ancora più nuda.

Un liquido caldo mi fa contrarre di scatto gli addominali. Non brucia, è piacevole. Se solo fossi al centro benessere tutto sarebbe perfetto. Il liquido mi cola addosso con un filo continuo. Passa dalla pancia ai seni, alle braccia, poi ancora sui seni, la pancia. Il monticello di venere, le labbra. Sulle cosce disegna una esse infinita. Lo sento colare e spargersi dappertutto. Non è acqua. Mantiene il calore e cola lentamente. Sento che le braccia si muovono, vanno ad unirsi sopra di me. Poi vengo sollevata poco alla volta. Uno scatto, poi un altro.

Mi vengono in mente quei film dove i buoni vengono appesi con delle catene dai cattivi e torturati. Loro però si liberano, mentre io non posso fare altro che maledire il giorno in cui ho voluto provare l’emozione di essere dominata da uno sconosciuto.

Nella chat non c’era scritto questo. Questo bastardo mi parlava di essere legata al letto con dei nastri di seta e di essere leccata in mezzo alle gambe.

Mi trovo seduta con le braccia legate in alto e le gambe divaricate e legate al pavimento. I click continuano ancora. Uno dopo l’altro. I polsi mi tirano fino a farmi male. Finalmente mi trovo in piedi.

Le gambe sempre oscenamente aperte, ma almeno sostengono il peso del mio corpo.

Ancora il liquido caldo. Questa volta sulle spalle. Mi sembra di essere una porcellina da fare alla brace. E se fosse cannibale ?

Mi tocca. Due mani mi massaggiano la gamba destra dalla caviglia in su.

Fino all’interno coscia. Spalmano accuratamente il liquido su ogni centimetro della mia pelle. Le mani però sono piccole e delicate.

E’ una femmina ! Subito però sento altre due mani leggere sulla caviglia sinistra. Sono due donne ! O forse di più. Potrei essere in mezzo ad una folla urlante ! Sento ancora musica ad alto volume. Tutto quello che percepisco deve entrare dalla mia pelle.

Le mani finiscono il lavoro su tutto il corpo. Due mani più grosse mi accarezzano di dietro i grossi seni. Scivolano viscide e calde sulla pelle. I pollici all’indietro e le quattro dita quasi a toccarsi. Partono dalle costole sotto al seno e salgono aderenti per strizzare le tette verso l’alto. Poi si fermano. I pollici si chiudono per schiacciare le bocce gonfie. Il primo dolore che provo. Finora erano solo preliminari. Mi hanno preparata per i loro giochi. Ora si fa sul serio. I pollici stringono le tette insieme agli indici.

Non posso urlare. Mi dimeno ma la morsa non si allenta. Credo di urlare ma so che dalla mia bocca piena si stracci non esce niente.

Un mugolio soffocato. La rabbia si sovrappone al dolore. Io soffro le pene dellinferno e mi immagino un pubblico applaudire e ridere di me con i cocktail in mano.

Le mani forti lasciano il mio seno. Ma subito un dolore lancinante ad un capezzolo. Una molletta, una clip di qualche tipo. Me ne aveva fatte vedere alcune in foto. Per provare mi ero attaccata una molletta per stendere i panni nella solitudine del mio bagno. Ma tutto è più facile quando puoi togliertele. Ora le sperimento veramente. Il dolore è più forte, è continuo, non sono io a scegliere quando smettere. Lo stesso dolore all’altro capezzolo. Anzi più forte. Mi accorgo che il dolore del primo si sta attenuando.

Un po’ di riposo. I capezzoli si stanno abituando alla costrizione. Poi un colpo sul seno. Una frustata. Un’altra. Ancora. Io sussulto ad ogni colpo. Alla quarta frustata una clip salta via.

Mi stanno usando come bersaglio. Pochi colpi e mi fanno saltare anche l’altra clip. E poi ricominciano. Mi mettono ancora le clip e mi frustano. Non so cosa sperare. Non è giusto. Un colpo a segno mi provoca un dolore lancinante al capezzolo. Uno mancato è una striscia di sangue sulle tette. Dura molto questa tortura. Quando le clip saltano spero nella fine. Aspettano qualche istante per farmi sperare poi le riattaccano ed io ripiombo nell’incubo.

Quando i capezzoli sono martoriati a sufficienza me li prendono tra le dita e li torcono con forza. Cerco di sottrarmi al dolore ma è impossibile. Solo il liquido mi da una mano nel senso che fa perdere la presa all’aguzzino. Ora smettono, mi aspetto un altro gioco. Mi legano alla vita una cintura alta quattro o cinque dita. Me la stringono molto forte. Mi immagino i fianchi sporgenti.

Un incubo si fa strada nella mia mente, mi vedo alla pecorina, con un cazzo piantato nel culo ed un negro che mi sfonda trattenendomi a se con la cintura. Possono farmi quello che vogliono, il culo è vergine, so che se lo prenderanno, non posso evitarlo.

E’ questione di tempo. Per ora mi legano in un modo differente.

Fissano una corda alla cintura dietro la schiena. La passano accuratamente in messo al culetto verso il davanti. Con le dita dilatano le grandi labbra e vi appoggiano la corda. La corda si tende. Io cerco di assecondarla alzando il bacino, ma le gambe sono legate aperte.

Sento che armeggiano alle caviglie. Sono libere ! Chiudo le gambe ed allento la tensione sulla corda in mezzo alla passerina, ma subito viene tirata verso l’alto. Non mi fa male ora, me lo farà tra poco.

Mi allentano un po’ i polsi, poi li ritendono ed insieme a loro si tende anche la corda vaginale. Li hanno legati insieme ! Sento che se tiro verso il basso i polsi il dolore in mezzo alle gambe aumenta.

Le corde hanno uno scatto verso l’alto. Poi un altro. Ad ogni click il dolore aumenta, li assecondo mettendomi sulle punte. Ancora tanti piccoli click. Le punte sono quasi scariche, ancora uno e sono sollevata da terra. Respiro come una pazza e mugolo di dolore.

Mi lasciano lì appesa. Quanto tempo ? Sembra mezz’ora, ma so che è il mio cervello che dilata i tempi. Saranno cinque minuti. Prego che mi facciano scendere subito. Ancora un po’ e cado di peso a terra. Finalmente. Mi tolgono tutte le corde. Io faccio per togliermi le cuffie e mi arriva una frustata sulla schiena. Mi fermo.

Non è ancora finita. Mi toccano con un frustino sottile per farmi ettere alla pecorina. Aggiustano con sapienti tocchi la mia poizione. Ogni tocco è volto a rendermi più invitante. So di essere molto figa. La palestra frequentata con maniacale assiduità ha fatto miracoli sul mio corpo. Il liquido unto e la cintura fanno il resto.

Mi immagino il culetto con la cintura stretta ai fianchi che lo rende tondo ed invitante. Mi colano del liquido caldo sul buchetto chiuso. La corona attorno è stretta, so che devo rilassare i muscoli per soffrire di meno. Mi infilano un dito nel buchetto ed altre due nella fichetta. La mano è femminile, mi massaggio dolcemente.

Mi piace, vorrei che finisse così. Invece iniziano a legarmi.

Sento che trascinano qualche cosa di pesante. Qualcosa di legno o metallo. Iniziano a legarmi, mi immobilizzano alla pecorina.

La mano mi lascia. Era rassicurante e piacevole. Ora però ripartiamo con la sottomissione violenta.

Il grosso uccello mi penetra, è lubrificato bene, scivola facilmente dentro di me. Mi concentro e mi rilasso. Il dolore è forte. Ogni tanto uno spasmo mi fa contrarre i muscoli ed il dolore è più forte. Arrivato in fondo si ferma ed arretra. Mi stantuffa lentamente, tenendomi per la cintura.

Sono senza fiato. L’esperienza è la più forte mai provata, ma si vede che non vuole spaccarmi il culo. Vuole solo sverginarlo a fondo. Lentamente scivola avanti e indietro, fino a godere.

Mi slegano e mi lascio cadere a terra.

Aspetto qualche minuto. Niente. Ho paura di essere frustata se mi muovo. Poi mi tolgo la cuffia. Nessun rumore. A fatica mi levo anche il nastro dagli occhi e dalla bocca. Mi guardo in giro.

Nessuno…

Sull’aereo al ritorno sono irrequieta. Devo spiegare al mio ragazzo cosa è successo. Ho segni su tutto il corpo. Decido di farlo a piccoli passi.

Per prima cosa gli dico che voglio fare l’amore a luci spente.

Ci ritroviamo sotto le coperte abbracciati ed io inizio a raccontargli la storia per filo e per segno. Tutti i dettagli, tutti i particolari, ogni mio pensiero, ogni mio dolore, ogni mia promessa di disponibilità verso di lui pur di uscire dall’incubo.

Lui non sembra credermi, ma ha il cazzo durissimo. Io glielo accarezzo e lui se ne sta sdraiato godendosi questo racconto perverso e questa mio fare disinibito da troietta infoiata.

Quando ho finito il racconto mi alzo e mi siedo sopra di lui. Lui si tiene il cazzo alla radice per farne un palo su cui io mi devo immolare. Poi succede quello che non si aspetta. Mi faccio colare la saliva sulla mano e mi bagno il buchetto dietro ed il suo membro. Poi mi impalo da sola.

Lui dice solo… ma, amore… in un attimo ce l’ho tutto dentro. Sono seduta con le spalle rivolte a lui, mi muovo lentamente su e giù impalata sulla sua asta. Mi sto facendo perdonare il tradimento. Lui mi aiuta con le mani sui fianchi, spinge il mio culo contro la sua pancia. Mi accoglie a se entrando in me fino in fondo. Lui gode rumorosamente, ho la pancia piena di sperma.

Poi lui mi dice “Amore ma hai visto troppi film porno in albergo ? Sei molto cambiata, una cosa simile supera di gran lunga ogni mia fantasia con te.”

Io per tutta risposta gli dico di accendere la luce. Lui lo fa e resta senza parole vedendo i segni sulla schiena. Io mi giro senza estrarre il cazzo dal mio culo.

Lo guardo e gli dico “Amore, mi sono sbloccata, ho capito cosa voglio e lo voglio da te. Sarò la tua schiava per sempre. Lo sarò per farmi perdonare questo tradimento e per puro mio piacere. Ti avverto però che dovrai essere all’altezza, ho sperimentato delle sensazioni al limite della pazzia in questo week end. Ora però ti prego leccami fino a farmi morire.”

Su sua richiesta scrivo la mail dell’autore

secretdungeon@gmail.com


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