D09 – Etienne – Il piacere del ricatto 3a parte
Quando Mizar arrivò con il taxi a Villa Laforet, la signora Geraldine era già fuori ad aspettarlo. Un cappotto grigio la copriva fino ai piedi, lasciando intravvedere solo un paio di stivali bianchi con tacco alto. La signora entrò nel taxi senza salutare nessuno, ed il ragazzo indicò all’autista una via del centro. Scesi dalla macchina il ragazzo e la signora fecero a piedi alcune centinaia di metri, prima di arrestarsi davanti ad un Sexy-shop, chiamato ExtraEros.
“Lei non avrà per caso intenzione di chiedermi di entrare in quel posto, vero ?” disse con voce tremolante l’elegante signora.
“No, non ho intenzione di chiederglielo, glielo ORDINO, mia signora zoccola. Andiamo !” rispose l’extracomunitario, e si avviò a passi decisi verso il negozio, che aveva la porta d’ingresso e le vetrine tappezzate di manifesti, per non permettere la visione all’interno.
La signora si strinse nel cappottone, si fece coraggio, ed entrò nel sexy shop. Gli occhi di tutti gli astanti si voltarono verso i nuovi entrati, si trattava esclusivamente di uomini, di tutte le nazionalità. Geraldine potè scorgere ragazzi europei, ma anche africani e perfino un asiatico. Tutti presero a fissarla intenzionalmente, e qualcuno le sussurrò anche qualcosa di volgare al passaggio.
Mizar camminava spedito all’interno del negozio, segno che lo conosceva molto bene, con Geraldine che cercava di seguirlo da vicino. S’infilò in una porticina nera, che si richiuse subito alle loro spalle, ed una grassa signora di sessant’anni circa distolse lo sguardo dalle telecamere posizionate per controllare il pubblico, ed andò loro incontro.
“Ciao, Roxanne !” disse il ragazzo all’indirizzo della cicciona.
“Ciao, mio tesoro – rispose la cicciona facendogli schioccare un bacio sulla guancia – E’ lei la tipa dell’esperimento ?” disse rivolgendo lo sguardo verso Geraldine.
“Sì, è lei, dove la faccio mettere?”
Nessuno si preoccupò di presentare, né di coinvolgere Geraldine nella conversazione, anche se evidentemente lei ne era l’oggetto.
“Falla accomodare laggiù, io arrivo subito.” disse ancora la vecchia.
Con un cenno del capo Mizar indusse Geraldine a seguirlo verso l’angolo della stanza, dove, con grande stupore, individuò una poltrona da ginecologo. La vecchia giunse vicino a loro, con un marchingegno bianco in mano, che posò lì vicino.
“Hai qui una poltrona da ginecologo, incredibile ! Ma come fai ad averla? ” esclamò il giovane.
“L’avevo presa per un cliente depravato che la voleva per giocare al dottore con sua moglie, ma poi non l’hanno più ritirata ed è rimasta qui – continuò la vecchia cicciona – e poi, rivolgendosi verso Geraldine – e tu, bella, dai che non ho tempo da perdere, togliti quel cazzo di cappotto ed accomodati, saprai come fare, no ? Ci sarai andata anche tu dal ginecologo, qualche volta !”
Geraldine sembrava inebetita, si tolse di colpo il cappotto e lo adagiò su una sedia. Era letteralmente una visione meravigliosa !
Si era vestita proprio come Mizar le aveva ordinato: con un cortissimo vestito a tubino bianco che le arrivava molto sopra le ginocchia, ed un paio di stivali bianchi con tacco alto. Anche le calze erano bianche, simili a quelle indossate dalle infermiere. C’era anche l’immancabile collana di perle, ed era evidente che non avesse reggiseno, i due capezzoli si intravvedevano sotto la trama del vestito.
Guardò per un attimo l’albanese e questi le indicò la poltrona da ginecologo. La signora Laforet dovette alzare il tubino per accomodarsi, e questo fu sufficiente per mettere in mostra l’attaccatura di pizzo delle calze bianche, il reggicalze, sempre bianco, e la splendida fica che era stata accuratamente depilata tempo prima dal ragazzo, quindi sedette il culo nudo direttamente sulla poltrona di pelle. Mizar si avvicinò, allargò le gambe della donna e le appoggiò, completamente divaricate, agli appositi supporti che intanto aveva aperto. Lo spettacolo era talmente erotico da togliere il fiato. Roxanne, la vecchia padrona del sexy shop si avvicinò alla fica della Laforet, guardandola da vicino. Inaspettatamente ne allargò con due dita le grandi labbra, e la fissò con grande attenzione.
”Si vede che è una fica nuova eh ? – disse, con fare di scherno, rivolgendosi al ragazzo che stava in disparte – Devi averla usata poco, è un vero peccato ” disse poi rivolgendosi alla francese, muovendo le dita con moto circolare sul clitoride.
Aveva delle dita esperte, abilissime. Sapevano stuzzicare il clitoride della donna come se fosse il proprio, generandole onde continue di piacere. La francese,a gambe spalancate e alla mercé di quella vecchia battona, chiuse gli occhi, assaporando le sensazioni che le partivano dal basso ventre. Inaspettatamente però Roxanne interruppe la masturbazione, quindi chiese a Mizar se gradisse un caffè, ed ottenuta risposta affermativa, abbandonò la fica della donna. Dalla loro posizione, sorseggiando il caffè, Roxanne e Mizar potevano osservare sia le telecamere che spiavano i clienti in negozio, sia Geraldine che, seduta con le gambe oscenamente bloccate e spalancate, attendeva in silenzio di conoscere il proprio destino. Terminato il caffè, ritornarono verso la signora ed entrambi notarono il luccicore che ne pervadeva il sesso.
Roxanne prese un cilindretto leggermente più grande di una sigaretta, che presentava una punta arrotondata, tipo una lucida e bianca supposta e, con molta esperienza, lo infilò lentamente, nel fondo della fica ben lubrificata della signora Laforet, che si lasciava passivamente fare ormai qualsiasi cosa. Roxanne spinse con le dita il cilindro all’interno della fregna della donna, posizionandolo più a fondo possibile, quindi si allontanò nuovamente verso la macchinetta del caffè, seguita dal ragazzo albanese.
Geraldine non capiva che cosa stesse accadendo, le avevano infilato nella fregna quello strano aggeggio bianco , ma non riusciva ad immaginare di cosa si trattasse in realtà. E non lo capì nemmeno quando vide Roxanne consegnare a Mizar una specie di telecomando, del tutto simile a quelli che si usano per aprire e chiudere le automobili. Mizar la guardò negli occhi, sorrise, e pigiò un bottone del telecomando. Geraldine finalmente capì il gioco perverso: il telecomando era collegato al vibratore che era stato inserito nel profondo della sua fica! Il vibratore iniziò la sua lenta opera, e la signora ben presto sentì i brividi salirle dalla schiena; le vibrazioni di piacere partivano esattamente dal centro della sua fica, e giungevano direttamente al cervello, come delle onde impetuose sempre più violente. Dopo due minuti di trattamento, Mizar rise beffardo, la signora iniziava a lamentarsi, a gemere e a godere. Il ragazzo fece scorrere un cursore sul telecomando e Geraldine quasi lanciò un urlo, il vibratore adesso era al massimo, la sua affamata fica veniva da dentro martoriata, mentre le sue cosce erano spalancate sui braccioli della sedia ginecologica e due persone la guardavano godere come una cagna in calore ! Mizar sadicamente non ridusse immediatamente la portata del vibratore, ma lo lasciò al massimo per qualche secondo, quindi lo spense di colpo e si avvicinò alla donna, che sudava ed ansimava come se avesse corso per un chilometro. Immediatamente, appena lui fu a portata, la donna gli posò la mano sui pantaloni, all’altezza del cazzo, ma lui si ritrasse, le tirò giù le gambe dai braccioli e la lasciò così, seduta sulla poltrona ed insoddisfatta, ad un solo secondo dall’orgasmo
“Lascia il giocattolino dentro, alzati e usciamo.” le disse.
Geraldine si alzò e, senza estrarre il vibratore dalla sua intimità, tirò giù il vestito e si rimise il cappotto. Dovettero passare nuovamente attraverso il sexy shop, e nuovamente la donna sentì gli occhi di tutti gli uomini affamati sul suo corpo. In più, ad accrescere la sua tensione, sopraggiunsero due o tre piccole scariche del vibratore, abilmente scatenate dall’albanese a mezzo del telecomando, che le fecero mordere le labbra.
Appena fuori, Mizar le mise un telefonino acceso nella tasca del cappotto, appuntò sul girocollo del vestito il piccolo microfono che aveva acquistato in precedenza, e posizionò nell’orecchio della donna l’auricolare. Ripeté le medesime operazioni su se stesso, quindi si allontanò qualche metro e fece una prova.
“Mi senti ?”
“Si, ti sento.” rispose la donna.
Sembrava parlassero da soli in mezzo alla strada, in realtà, con questo stratagemma il ragazzo avrebbe ascoltato tutto quello che la donna avrebbe detto, ed avrebbe potuto parlarle senza che nessun altro potesse sentire, assolutamente geniale !
“Bene, inizia a camminare. Io sarò qui, dietro di te e ricordati: ti seguo e ti controllo, non fare la furba !”
Geraldine iniziò a camminare sul marciapiede, attendendo con trepidazione i nuovi ordini del suo padrone, domandandosi quale strano gioco perverso si fosse inventato questa volta. Percorse qualche centinaio di metri in maniera assolutamente tranquilla, senza che la macchinetta infernale inserita all’interno della sua fica, desse alcun segno di vita.
“Fermati ! Aspettiamo che arrivi l’autobus 36 e saliamo. Al capolinea scenderemo, ed andremo a fare compere ai magazzini Lafayette, hai capito ?”
“Ho capito.” rispose la donna, e si fermò ad aspettare l’autobus, che arrivò pochi minuti dopo.
Fin quando Geraldine aveva dovuto solo camminare lentamente, il vibratore, seppur sempre percepito, non le aveva procurato alcuna sensazione. Ora, nel momento di dover salire gli scalini dell’autobus, invece, l’oggetto di piacere fece sentire maggiormente la sua presenza, creandole un po’ di disagio e qualche brivido. Appena saliti sull’autobus, fece per sedersi, ma Le arrivò, perentorio, l’ordine dall’albanese.
“Non sederti, stai sulla piattaforma posteriore”, accompagnato da una scarica del vibratore non fortissima, ma che sembrava non dovesse finire mai.
La donna si morse le labbra: la scarica continuava, e lei chiuse gli occhi, aggrappandosi ai sostegni di cuoio che penzolavano dall’alto. Riaprì gli occhi e guardò in viso il suo aguzzino, che stringeva nelle mani il telecomando: nessuno poteva immaginare quello che stava accadendo. Le scariche continuavano e continuavano, ed il piacere iniziava a salire incontrollato. Geraldine sudava e, per tentare di alleviare il calore, aprì il cappotto, mettendo in mostra il fisico perfetto fasciato nell’abito bianco. Gli stivali, anch’essi bianchi, la facevano estremamente erotica. La donna sentiva tremare le gambe, l’orgasmo si avvicinava, richiuse gli occhi e strozzò in gola un rantolo di piacere. Le vibrazioni cessarono, e lei sospirò profondamente. Le persone salivano e scendevano dall’autobus. Più di un uomo si appoggiò a lei, e sicuramente qualcuno con malizia. Il vibratore, intanto, compiva la sua opera distruttiva, Mizar lo accendeva e lo spegneva a suo piacere, alternando lunghe scariche di debole potenza a corte scariche di massima potenza. Facendo ciò teneva la donna costantemente a un secondo dall’orgasmo, senza però mai permetterle di raggiungerlo completamente, Geraldine era sull’orlo di una crisi nervosa. Se Mizar non glielo avesse proibito, si sarebbe masturbata sull’autobus davanti ai passeggeri, pur di calmare il bollore che la pervadeva.
Ad un certo punto Geraldine scorse tra i passeggeri che salivano sull’autobus Robert, il 17enne suo allievo di pianoforte. Tentò di girarsi con il volto verso l’esterno per non farsi riconoscere, ma il ragazzo ormai l’aveva vista.
“Signora Laforet, buongiorno, che piacere incontrarla qui !” esordì il ragazzo, mettendosi proprio accanto a lei.
L’autobus era strapieno in quel momento, ed il ragazzo le si mise vicinissimo, accostato proprio davanti. La signora poteva distintamente sentirne il profumo.
“Ciao Rob……….” Geraldine si era interrotta perché il sadico albanese aveva attivato il vibratore al massimo.
“Ciao Rob…ert, co….. come stai.”
Le vibrazioni che partivano dalla sua fregna le stavano facendo girare la testa, le pareva di impazzire di desiderio.
“Sto bene, professoressa, ma che c’è? Si sente male?”
“Nnno..tutto a posto….mi gira solo…un po’ la..testaaaa..”
Appena terminata la frase la signora si aggrappò con entrambe le mani alle spalle del ragazzo e chiuse gli occhi.
Il vibratore la stava scavando a mille all’ora, e Mizar non sembrava volerlo rallentare.
“Aaahh…” un rantolo uscì dalla bocca della donna.
“Geraldine – disse il ragazzo chiamandola per nome – che c’è? Insomma, mi fa spaventare !”
“Ahhh….oohh…Robert..io…..io….sto……sto…. per…….” quasi urlò la donna, aggrappandosi ancor di più al suo allievo, schiacciandosi contro di lui, nascondendo il viso contro il suo collo.
Il diciassettenne era frastornato, non capiva cosa stesse accadendo alla signora Laforet, che tremolante, gli si schiacciava contro, facendogli sentire distintamente le punte dei capezzoli, e permettendogli di spingere il cazzo già eretto contro il suo bacino. Ebbe per un attimo la tentazione di tentare di baciarla, e le passò un braccio dietro la schiena, trattenendola a se, ma non osò tanto, era la sua professoressa di piano ! Mizar spense di colpo il vibratore, passando dal massimo della sollecitazione allo zero. Le onde dell’orgasmo, che era stato così fortemente sollecitato e poi era stato respinto sul traguardo, però circolavano ancora nel sangue della donna, che impiegò qualche secondo a riprendersi del tutto.
“Io…..io stavo quasi per svenire, Robert, per fortuna che sono arrivata a destinazione – disse la donna all’allievo che l’aveva praticamente tenuta in piedi – Scendo qui, devo andare ai magazzini Lafayette”
“Non la lascio assolutamente, professoressa. Non posso lasciarla in questo stato, io vengo con lei.”
“Ma no, non ti preoccupare, vai pure, chissà quante cose avrai da fare…”
La voce di Mizar proveniente dall’auricolare si intromise nel dialogo.
”Non fare la stupida, sono io che decido le cose. Questo è un bel colpo di fortuna, lascia che ti accompagni.”
La bionda trentenne e il suo allievo ragazzino entrarono ai magazzini Lafayette.
“Vai al reparto scarpe, e provatene quattro o cinque paia” disse Mizar, che li seguiva, nell’auricolare. Tre commessi si paventarono immediatamente davanti alla coppia per servirla.
“Scegli il commesso biondino, e poi togliti il cappotto.” disse ancora Mizar, e Geraldine fece un cenno proprio a quel commesso, per essere da lui servita.
Si tolse il cappotto e lo diede al commesso biondino, il quale, unitamente a Robert, manifestò un’espressione di stupore, vedendo quella meravigliosa donna in tubino aderente, calze bianche e stivali.
“Si accomodi, Madame – disse indicando un divanetto – In che cosa posso servirla ?”
“Mi porti delle scarpe bianche con il tacco alto e la fibbia, possibilmente dorata.”
Robert si accomodò su un puff di fronte al divano, e Geraldine potè scorgere Mizar che, all’esterno della vetrina, teneva il temuto telecomando in mano. Come per ricordarle la situazione, il ragazzo premette il bottone, e il vibratore piantato nella fica della donna iniziò nuovamente il suo lavoro.
“Fatti togliere gli stivali dal ragazzo, svelta.” disse Mizar nell’auricolare
“Robert, puoi aiutarmi a togliere gli stivali ?” chiese Geraldine
“Certo, signora Laforet.” rispose il ragazzo, e si chinò, iniziando a sfilare il primo stivale
Mizar aumentò la velocità del vibratore ed iniziò a parlare alla donna.
“Lo senti come ti vibra nella fica, eh Geraldine ? E scommetto che ti piace……sei proprio una gran porca ! Pensa se il tuo allievo si accorgesse di qualcosa…che figura faresti, maiala ! Scommetto che i due ragazzi cercheranno di guardarti in mezzo alle gambe e tu non devi fare nulla per impedirlo, hai capito ? Aspetta, adesso acceleriamo ancora un po’. Che dici, ti lascerò godere questa volta ?……..Buon godimento, puttana !”
E, come promesso, diede un ulteriore impulso al vibratore. Geraldine ricominciò a mordersi le labbra e ad avvicinarsi al tanto desiderato orgasmo. Robert intanto aveva sfilato il primo stivale, ma teneva ancora il caldo piede destro della donna nella mano. Spingendo il piede verso destra, costrinse la donna ad allargare un poco le gambe, e riuscì a scorgerle la fica, scoprendola depilata e senza mutandine. Quindi, vedendo sopraggiungere il commesso, lasciò malvolentieri il piede e sfilò l’altro stivale, lasciando al biondino il campo libero. Intanto il vibratore scavava all’interno di Geraldine, che iniziava a perdere il controllo. Il commesso prese il piede destro e iniziò a calzare la scarpa. Procedeva lentissimo sul piede, fissando senza vergogna la fregna della donna che aveva davanti al viso. Posò il piede a terra e, questa volta in maniera più evidente, alzò l’altro tentando di allargare ancor di più le gambe della bionda. La Signora Laforet, in balia dei sensi, non aveva la forza di difendersi, ma Robert, indispettito ed ingelosito, intervenne.
“Ma insomma, quanto ci vuole a provare una scarpa ? Ma è possibile ? E si sbrighi, che abbiamo mille altre commissioni da fare !”
Mizar aveva sentito tutto e non gradiva questa intromissione.
Rallentò un attimo la velocità del vibratore, ed urlò nell’auricolare.
“Mandalo via, cazzo ! Sono io che decido, mandalo via e digli di aspettarti presso i camerini per uomo, svelta !”
“Robert, tesoro, va tutto bene, lascia che il signore faccia il suo lavoro. Tu aspettami pure dai camerini da uomo, va tutto bene.”
“Ma, Signora Laforet…..”
”Vai pure, caro, stai tranquillo, arrivo subito.”
Il ragazzo si allontanò a testa bassa. Mizar era contento perché poteva far continuare il gioco perverso, ed il commesso era contento perché poteva continuare a bearsi della strepitosa fica depilata che aveva innanzi. Geraldine assaporava ora le onde di piacere che le salivano dal basso ventre, visto che il vibratore ora non era alla massima velocità. Si lasciò andare, godendosi le vibrazioni, ed abbandonandosi nelle sapienti mani del giovane commesso.
A quella minima velocità il vibratore le dava un grandissimo piacere, ed era quasi rilassante. Il commesso, da parte sua, constatata la remissività di quella splendida cliente, approfittò fino in fondo della situazione, e le provò con estrema lentezza tre o quattro paia di scarpe, spalancandole più volte le gambe a suo piacere. In un momento in cui non erano visti da nessuno, addirittura azzardò una lasciva carezza lungo il polpaccio, risalendo con la mano verso l’interno coscia e arrivando a sfiorare la fica. Geraldine, in balia del suo desiderio, ormai lasciava fare; anche questo contribuì ad avvicinarla ancor di più a quell’orgasmo che stava aspettando da tutto il giorno.
“Basta, paga le scarpe e andiamo a cercare il ragazzo.” sentì esclamare dalla voce di Mizar nell’auricolare.
Geraldine si alzò di scatto, pagò le scarpe, recuperò il cappotto ed uscì dal negozio, lasciando il povero commesso in uno stato di eccitazione incontenibile.
Giunta al reparto abbigliamento uomo, Geraldine vide subito Robert che la stava attendendo.
“Che devo fare ?” chiese via microfono al suo torturatore, che la seguiva di pochi metri. Intanto Robert l’aveva vista e le stava venendo incontro.
“Digli che per ringraziarlo della sua pazienza, vuoi fargli un regalo.”
“Signora Laforet, come va ? Tutto bene? Perché mi ha fatto attendere qui al reparto uomo ?”
“Ciao Robert, tutto bene, è solo che ho pensato di farti un regalo per ringraziarti, ecco tutto.”
“Un regalo ? A me ? E che cosa mi vuole regalare, signora Laforet ?” esclamò, sorpreso, il giovane.
“Digli che vuoi regalargli delle mutande.” disse Mizar, ma la signora, bloccata dalla notizia, non emise parola.
Mizar accese subito il vibratore a velocità media e urlò.
“Ti ho ordinato di dirgli che vuoi regalargli delle mutande, sbrigati ! Adesso metto il vibratore al massimo, e vado a spedire quei documenti che tu sai…..”
Le vibrazioni all’interno della fica aumentarono di colpo, e le gambe della donna tornarono a tremare.
“Ecco, Robert, io….io……pensavo di regalarti….delle mutande.”
“Mutande ? Ma, Signora, veramente….io non so…non so se posso accettare…lei è la mia professoressa di piano…mi sembra strano……non so…. veramente….”
“Insisti. Se non lo convinci, spedisco i documenti.” disse Mizar, aumentando ancor di più la potenza del vibratore.
“Ti prego, Robert, accetta questo regalo da me. Vieni, andiamo a cercarle insieme, dai ! – disse la bionda trentenne, avviandosi decisa verso gli scaffali – Quale tipo ti piace ?”
“Di solito porto i boxer.” rispose il ragazzo, e la signora ne prese tre o quattro colorati e glieli porse.
“Questi vanno bene ?” disse la donna di fretta.
Voleva sbrigarsi perché il vibratore la stava portando all’orgasmo, e lei aveva assoluta necessità di nascondersi in una toilette per godere in santa pace.
“Si, signora Laforet, vanno benissimo, grazie.”
“Bene, allora andiamo a pagare” rispose la donna
“Ehi, signora – disse la voce di Mizar nell’auricolare – ti sei dimenticata di me ? Non ti scordare che qui comando io……il ragazzo deve provare i boxer e tu devi vedere come gli stanno….svelta, esegui !”
“Andiamo nel camerino, devi provartele !” ordinò allora la donna esasperata al ragazzino, senza permettergli di replicare.
Robert entrò nel camerino e Geraldine si appoggiò fuori, contro il muro, ad attendere.
“Digli che vuoi vederle per dare la tua approvazione, dai svelta, brutta troia !” le disse Mizar che stava lì, a pochi metri, a far finta di guardare delle camicie
“Ma non posso ! Ha solo 17 anni, potrebbe essere mio figlio !” tentò di ribellarsi la donna, che aveva capito il tranello, ma che sentiva una voglia sempre più depravata mangiarle il cervello.
“Non discutere, fallo! Digli che vuoi vedere, ed entra nel camerino !”
“Robert, come va, come ti stanno ? Posso vedere come ti stanno le mutande nuove ?”
“Signora Laforet,veramente preferirei di no, mi vergogno !”
“Ma che dici, sei sciocco, potrei quasi essere tua madre, dai, fatti vedere.”
Il vibratore, instancabile, marciava dentro di lei a grande velocità: la fica era in fiamme e Geraldine stava raggiungendo l’orgasmo secondo dopo secondo.
“Apri la tenda, Robert, insomma, fammi entrare, ti ho detto, SUBITO !”
Robert, intimidito dal tono autoritario, scostò un poco la tenda e la donna, velocissima, si infilò nel camerino. Il ragazzo aveva un bellissimo fisico, i boxer gli stavano molto bene, ma pativa di un’erezione spaventosa e l’uccello durissimo sembrava voler uscire da ogni lato. Il vibratore dava scosse alla donna, che stava uscendo ormai di senno, e proprio al cospetto del suo giovane allievo.
“Che ne pensa dei boxer, signora ?” chiese il ragazzo, guardando verso il basso
Geraldine quasi non udì nemmeno le parole del giovane, era ormai veramente vicinissima all’orgasmo. Mizar, che intanto si era piazzato vicino al camerino e sbirciava da una fessura nella tenda, non aveva rallentato la velocità del vibratore, e si godeva la scena erotica.
“Ti…..ti….ti stanno… proprio bene….però…però….lì…………quel gonfiore……ti fa male ?”
La testa le girava, le gambe le tremavano, stava perdendo totalmente il controllo del suo volere. Il ragazzo non rispose, e lei, con la vista ormai annebbiata dal piacere intensissimo, riprese a parlare.
“Quel…..gonfiore lì….poverino….sembra che stia per…….per….per scoppiare…”
Il fortissimo orgasmo della donna era ormai giunto al punto di non ritorno, avrebbe voluto urlare tutto il suo godimento. Stava grondando come una porca.
Non riuscendo più a resistere, la signora Laforet gettò a terra il cappotto, quindi crollò in ginocchio davanti al suo giovane allievo, proprio mentre sentiva scoppiare il fuoco nel profondo del suo basso ventre. La bionda, inginocchiandosi, si attaccò a sorpresa agli elastici laterali dei boxer del ragazzo, tirandoli di colpo violentemente verso il basso. Il giovane cazzo svettò di colpo, lungo, grosso, imperioso e durissimo, verso l’alto, davanti ai suoi occhi, e la signora Laforet lo prese subito in mano, e poi voracemente tutto tra le labbra, iniziando a succhiarlo e a pomparlo a tutta forza.
Robert, sbalordito nel vedere la sua professoressa succhiargli il cazzo con tanta foga, chiuse gli occhi per godersi al meglio quella magnifica ed esperta pompa, mentre Mizar, da dietro la tenda, si godeva lo spettacolo, aumentando al massimo la velocità del vibratore piantato nella fica della donna. L’orgasmo arrivò finalmente, dopo una giornata di tortura, a squassare il ventre della donna, che leccava avidamente la nerchia del giovane, ormai scola dei suoi stessi umori. Come drogata, lasciò perdere per un attimo quella fantastica nerchia, per finalmente emettere i suoni del suo godimento.
“Mmmm…….Ahhhhhhhhh………siiiiiiiiii……..sto……….sto……….go…..gooooooo….. GODENDO……………oooooaaahhhhhhhhhhmmmmm……….GODO………SSSBOOOOOORRRRROOOOOOO!!!”
Robert, sentendosi per un attimo il cazzo abbandonato, riaperse gli occhi e si godette dall’alto la visione di Geraldine che stava sbavando e godendo con gli occhi semichiusi. Proprio in quel momento, sempre mentre godeva così tanto, la donna si rificcò prepotentemente il cazzo in bocca e ricominciò a leccarlo e pomparlo con forza inaudita. Sbavando, avviluppò con le labbra la rossa cappella, e bastarono quattro colpi di quella lingua maestra, che un caldo fiume di sborra invase le invase la bocca.
“Che troia che sei….. puttana – Geraldine sentiva la voce di Mizar nell’auricolare – continua a succhiarlo, non sputare, non voglio che te ne cada nemmeno una goccia di quella sborra, ingoiala tutta la sborra del tuo allievo, sei una baldracca da strada e quasi quasi entro nel camerino anch’io e te lo metto nel culo ! Ingoia, troia !”
Non c’era bisogno di quell’ordine: Geraldine, ancora martoriata dal vibratore acceso, stava godendo come una vacca, e non avrebbe lasciato quel cazzo per nulla al mondo. Continuò a leccare e pompare il cazzo del suo giovane allievo ancora per qualche minuto, ingoiando tutto il suo denso seme, fino all’ultima goccia, anche quando, alle sue spalle, nel camerino entrò Mizar, che rideva soddisfatto.
Passarono 10 giorni, senza notizie né di Robert, né di Mizar. Il ritorno ad una vita “normale”, dopo i fatti accaduti ai Magazzini Lafayette, sembrava alla signora Laforet una impresa pressoché impossibile. La situazione era drammatica: suo marito era economicamente ricattato, e stava sborsando al ragazzo albanese un fiume di denaro, senza trovare una soluzione. Lei stessa era dal ragazzo ricattata, ma stava pagando con il proprio corpo, scendendo sempre più negli abissi della depravazione sessuale Si era fatta scopare ed inculare in un cinema, aveva ricevuto sborrate in pieno volto ed in bocca, aveva girato per la città seminuda con un vibratore infilato nella fica, ma, cosa imperdonabile, aveva spompinato un suo giovane allievo di 17 anni nel camerino di un Centro Commerciale.
La cosa più tremenda era che tutto questo le era piaciuto !!!
Robert non si era presentato alle ultime tre lezioni, ma cosa avrebbe detto o fatto, quando se lo sarebbe trovata innanzi? E lui, cosa avrebbe detto e fatto ?
Dopo altri tre giorni, come se fosse stato chiamato, Robert improvvisamente riapparve. La lezione di piano per lui, Denise e Philippe era prevista alle ore 17.00, ma alle 15:30 egli stava già suonando il campanello di villa Laforet.
Samantha andò ad aprire e se lo trovò davanti.
“Ciao, Robert, sei molto in anticipo, oggi.”
“Ciao, Samantha, sì, lo so, ma avevo bisogno di parlare con la professoressa…..è in casa ?”
“Certo che è in casa, sta suonando il piano, la senti? Accomodati pure in salone.”
Il ragazzo entrò in salone e arrivò alle spalle di Geraldine, che suonando il pianoforte non si accorse della sua presenza. Senza proferire alcuna parola, il ragazzo si chinò, e baciò sul collo la signora, praticandole in realtà una specie di lento succhiotto, utilizzando anche la lingua.
“Ma sei impazzito ? – esclamò la signora colpendogli violentemente il viso con uno schiaffo – Sei impazzito ? Come ti permetti, cafone !”
Robert non sapeva più come comportarsi e tanto meno cosa rispondere.
“Ma io veramente, pensavo che…visto quello che è successo…..”
“Non è successo NIENTE capito, NIENTE. E nessuno ti dà il diritto di fare queste cose in casa mia, con la possibilità che la servitù, o addirittura mio marito, vedano quello che accade. Esci subito di qui, ora !!!”
Una lacrima scese sul volto del ragazzo che, mestamente si girò e lasciò il salone. Geraldine ancora una volta non riusciva ad interpretare i propri sentimenti ed i propri desideri: era innegabile che la leccata sul collo le avesse procurato non pochi brividi di piacere, ma provava anche contemporaneamente pena per il ragazzo, e paura che egli fosse andato, per vendetta, a raccontare tutto a qualcuno.
Arrivarono le ore 17.00, ed il campanello suonò ancora. Dato che Samantha l’aveva lasciata sola per andare a fare commissioni, questa volta fu la stessa Geraldine ad andare ad aprire l’uscio, e si trovò davanti Robert e Denise.
“Buongiorno, Madame! Philippe oggi non viene.” disse la ragazzina.
Madame Laforet si spostò per farli passare e solo allora si accorse che dietro di loro c’era Mizar.
“Buongiorno! Accomodatevi in salone, ragazzi! Buongiorno anche a lei, signor Mizar, che piacere ! A cosa dobbiamo la sua visita?”
“Devo parlarti, vieni di là con me.” le rispose l’albanese.
“Che succede ?” chiese timorosa la donna.
“Succede che ti sei comportata molto male con Robert. Lui mi ha telefonato chiedendomi aiuto e dicendomi che l’hai buttato fuori casa mezz’ora fa. E’ vero ?”
“Si, però….”
“Non c’è un però. Ho consigliato al mio amichetto di far valere le informazioni che ha su di te. In fondo gli hai succhiato il cazzo in un camerino, mentre avevi un vibratore in fondo alla fica. Io ero presente, e posso testimoniare per lui. Ed è anche un minorenne. Non puoi trattarlo così.”
Geraldine si rese conto di essere perduta: era nelle mani dell’albanese per i documenti e ora era anche nelle mani di Robert.
“Cosa devo fare, ancora ?” disse, ormai rassegnata.
“Tu sai che la tua 16enne allieva, Denise, sta facendo un corso da infermiera, vero ? Bene, a me e a Robert ci piacerebbe molto che tu oggi accusassi un malore e chiedessi a lei di visitarti…..”
“Voi siete pazzi !!! Lei ha 16 anni !!! Non lo farò mai !!! Mai, mai, mai !!!”
“Va bene, non insisto: vado a dire a Robert che hai rifiutato la nostra proposta, e lui ti denuncerà, con la mia testimonianza, per abuso su minore. Inoltre vado a faxare i documenti…….”
Mizar si era già alzato, ma Geraldine lo inseguì supplicandolo.
“No, non farlo, va bene, farò tutto quello che volete….”
I due entrarono in salone, dove i due ragazzi stavano aspettando, e la donna vide l’albanese schiacciare l’occhiolino a Robert, quindi si accomodò al pianoforte. Madame Laforet iniziò un esercizio sulle note che i ragazzi dovevano indovinare, mentre Mizar sedeva sul divano. Dopo una decina di minuti, in accordo alla finzione che avevano concordato, Geraldine iniziò la sceneggiata.
“Io…scusate ragazzi…..non mi sento bene……mi gira la testa………..interrompiamo due minuti…”
Immediatamente Robert, come previsto, iniziò a tendere la rete.
“Professoressa, magari è meglio che si sdrai sul letto, che dice? Venga, l’accompagniamo noi…….”
Ingenuamente Denise tentò di mantenere la situazione in salone, senza spostarsi in camera da letto.
“Ma no, rimaniamo qui, e le portiamo un bicchier d’acqua, magari è solo affaticata…..”
La voce di Mizar, che era il più adulto dei ragazzi si intromise con autorità: “Si Denise, però non possiamo rischiare. E se avesse la febbre ? E’ meglio farla sdraiare e misurarle la temperatura, eppoi tu sei quasi infermiera, no ?”
La Signora Laforet, seguita dai due maschi e dalla ragazzina, si avviò così verso la propria camera da letto con le gambe che già le tremavano, in attesa di quello che le sarebbe accaduto. Quel giorno, per una coincidenza, era vestita in maniera praticamente opposta al giorno dei magazzini Lafayette: la totalità del tubino, delle autoreggenti e degli stivali bianchi aveva lasciato spazio al colore scuro. La minigonna, con spacco posteriore, e le calze, di quelle con la riga , erano rigorosamente nere. La camicetta era grigio scura. Inoltre Madame aveva un bellissimo fermaglio nero tra i capelli, che rendeva il biondo della sua chioma ancor più luccicante. Immancabili erano la collana di perle e la cavigliera di argento, che non erano mai state abbandonate. Madame Laforet sculettava lungo il corridoio, seguita a breve dalle tre persone. Giunta nella camera matrimoniale, si lasciò cadere sul letto, allungando le bellissime gambe velate. Mizar prese in mano la situazione
“Robert cortesemente, vai in bagno a cercare un termometro, e misuriamole la febbre.”
Il ragazzo tornò pochi secondi dopo, rosso in volto per l’emozione, con il termometro in mano, che Mizar prese e consegnò alla giovane Denise.
“Ci pensi tu ?”
“Va bene. ” rispose la ragazza futura dottoressa, e si chinò sulla paziente. “Dove misura la febbre, normalmente Madame ?” chiese alla sua insegnante.
“Sotto le ascelle.” rispose la donna, emettendo un suono tremolante, tipico di chi ha un malore. Denise, visto che la donna non faceva nessun accenno, prese a sbottonarle la camicetta per inserire il termometro. Ben presto, aperti 4 o 5 bottoni, si accorse che la donna non indossava il reggiseno.
“Tenga, si metta da sola il termometro.”
Mizar, da dietro, fece in silenzio segno negativo con la testa.
“Mi fa troppo male il braccio, non puoi mettermelo tu? Ti prego, Denise…..”
La ragazza era perplessa, ed il suo cervello tentava di elaborare le informazioni che aveva a disposizione. Era nella camera da letto della sua insegnante. Questa aveva avuto un malore, era sdraiata sul letto, e le chiedeva di metterle il termometro sotto le ascelle. Forse non era proprio normale, ma nemmeno stranissimo. La cosa strana era che Robert e Mizar assistessero al tutto, ma Denise non aveva il coraggio di pronunciarsi in proposito. Provò tuttavia a proporre.
“Magari vuole rimanere sola, signora ? O vuole che rimanga solo io con lei ?”
Altro cenno di negazione di Mizar.
“No Denise, grazie. Preferisco che ci sia anche la presenza di almeno un uomo. L’ultima volta che mi è accaduto sono sbattuta a terra, e tu non riusciresti da sola a risollevarmi………….”
La spiegazione parve plausibile e, a questo punto, la ragazza si fece coraggio, aprì ancora più la camicetta e posizionò il termometro al suo posto. La pelle di Madame Laforet aveva un colore bellissimo, e, soprattutto, sembrava emanare un calore pazzesco. La ragazzina lo percepì, ma respinse la sensazione nel profondo. Robert propose di alzare un po’ le gambe della donna, per aiutare la circolazione. Presero dei cuscini e li misero sotto i polpacci della ‘paziente’, così facendo la corta minigonna nera risalì un po’ lungo le cosce. Passò qualche minuto e la ragazza dovette nuovamente affondare la mano nella camicetta per estrarre il termometro: naturalmente non segnava alcuna febbre.
“Ma qui non c’è nulla, Lei non ha febbre.” constatò la ragazzina.
“Forse non mi ha misurato, a volte succede….. “ rispose la donna, che con lo sguardo, attendeva indicazioni dai suoi due ricattatori.
A questo punto fu il giovane Robert che, a suo modo, ebbe il colpo di genio, e disse, simulando imbarazzo.
“Scusatemi se mi intrometto, ma anche a me capita spesso: infatti esistono….ehm…..due o tre posti adatti per misurare la febbre….scusate…bé, insomma, li conoscete tutti, no ?”
Mizar colse la palla al balzo.
“Io sapevo che si misura sotto l’ascella o all’interno coscia…..l’altro posto qual è ?” disse rivolgendosi a Denise, l’ignara vittima del gioco perverso, che rispose balbettando.
“L’altro posto è….ecco….ma non sarà questo il caso….insomma….l’altro posto è il….didietro…..”
Madame Laforet guardava alternativamente le tre persone che aveva attorno al letto: la ragazzina era rossa, imbarazzata dalla situazione e, per questo, terribilmente attraente. I due uomini fingevano apprensione quando la ragazzina li guardava, ma sorridevano quando questa era voltata e non poteva vederli. Sempre in quei momenti le guardavano in mezzo alle gambe e, talvolta, si accarezzavano i cazzi, che costretti dai pantaloni, chiedevano di uscire.
La situazione si faceva sempre più torbida, e Madame Laforet sentiva di perdere il controllo molto in fretta. Il suo viaggio verso la troiaggine più assoluta ormai era veloce, e senza ritorno.
“Denise, ti chiedo ancora un piccolo sforzo, ti prego – disse la donna – io non riesco a muovermi: per favore mettimi tu il termometro all’interno coscia.”
“Ma Signora, forse è meglio attendere il ritorno di Samantha…..e poi con Mizar e Robert, qui a guardare………….io mi vergogno…” tentò di ribattere la ragazzina.
“No, no, non possiamo aspettare, e Mizar e Robert sono di famiglia, ormai. Non preoccuparti: fa come ti dico….. per favore, non farti pregare……………………….”
Ora Denise iniziava a pensare che la situazione fosse VERAMENTE strana, ma non sapeva come comportarsi. Avrebbe potuto forse lasciare la sua insegnante, che aveva patito di un malore, sola con i due uomini e andarsene come niente fosse ? La risposta ovviamente era no. Inoltre il contatto con la pelle calda della signora Geraldine le aveva procurato una strana impressione, che non aveva mai provata prima.
“E va bene. Si alza un po’ la gonna, Madame.”
“Fallo pure tu, Denise mia, grazie. Ho troppo male alle braccia.”
I due uomini simultaneamente si guardarono. Il gioco ora si faceva decisamente hard. La ragazzina prese i lembi della minigonna e iniziò ad alzarli un poco. Li avrebbe alzati quanto bastava per posizionare il termometro. Pur non alzando la minigonna di tanto, apparve quasi subito la fascia nera delle calze, alla quale erano applicati i fermagli del reggicalze, e la ragazza bloccò l’operazione, guardando la donna, e sperando che la fermasse. Questa, con un grande sorriso, però la incoraggiò a proseguire. I due uomini si beavano della situazione, mentre Geraldine iniziava a sentire i soliti rimescolii che le partivano dal profondo della fica. Era come un motore diesel: una volta girata la chiavetta dell’avviamento, era difficile che si bloccasse… Denise sollevò ancora un poco la minigonna e, come d’incanto, apparve quello che gli uomini stavano con impazienza aspettando. La fica della donna, rosea e completamente depilata, apparve come un gioiello dentro ad uno scrigno, ed attrasse l’attenzione di quanti erano presenti. La ragazzina divenne completamente rossa per l’emozione, e Geraldine si accorse che non riusciva più a staccare lo sguardo dalla sua intimità. La sua allieva le stava fissando la fica da 20 centimetri di distanza, con due uomini eccitati alle sue spalle.
“Che c’è, piccola? Cos’hai ?”
“No, nulla, è che io….nulla.”
“Dai, mettimi questo benedetto termometro, tesoro.”
Mizar, come per farle coraggio, appoggiò le mani sulle spalle della ragazzina.
Questo Le diede una scossa, la testa le girava forte, era confusa. Prese il termometro e, piano piano, lo avvicinò a quella meravigliosa intimità, quasi come se volesse infilarlo dentro. Le sembrava di percepirne il calore. Sicuramente ne sentiva l’odore. Alla fine deviò la traiettoria e posizionò il termometro. Non potè evitare di sfiorare, con le nocche delle dita, quella morbida fregna. Geraldine ormai era partita senza ritegno. Il suo cervello ormai era sprofondato negli abissi della vergogna e i suoi desideri ormai erano incontrollabili. Ora come ora avrebbe voluto solo che le sua allieva le ficcasse quattro dita dentro la fica, masturbandola come una forsennata, o le leccasse il clitoride, mentre Robert le ficcava il cazzo in gola e Mizar glielo piantava nel culo. Solo al pensiero rabbrividì e allargò leggermente le gambe. Denise si accorse di entrambe le cose e la guardò.
“Vedi, ho i brividi. Mi batte forte il cuore, respiro male – disse la donna alla ragazzina – ascoltami i battiti”
Denise era in balia delle onde. Era giovane, e le sue esperienze sessuali erano molto limitate. Era ancora vergine, anche se aveva fatto con grandissimo piacere ed impegno qualche sega e qualche pompino ai suoi ragazzi occasionali. Ma non aveva mai toccato una donna, e nemmeno si era mai chiesta se le sarebbe piaciuto. Ora si sentiva molto turbata. Le tremavano le gambe e le mani. Inoltre Mizar continuava ad accarezzarle le spalle…….si stava eccitando.
“Dai Denise, aprimi la camicetta del tutto, ed ascolta il mio cuore.” le ripetè la sua insegnante
La ragazza si chinò nuovamente ed iniziò ad aprire tutti i bottoni della camicetta di Madame che questa volta potè distintamente vedere con la coda dell’occhio Robert che si accarezzava da sopra i pantaloni. Le tette di Madame Laforet esplosero fuori dalla camicetta: rotonde e bellissime. Denise ed i due uomini notarono subito i capezzoli durissimi come chiodi.: la donna era eccitatissima e vogliosa. Denise appoggiò delicatamente la guancia sopra il petto della donna, proprio vicinissima ad un capezzolo, e Mizar iniziò ad accarezzarle dolcemente la testa. Denise poteva sentire la morbidezza delle tette della signora sotto il suo orecchio, a pochi centimetri dal volto.
Dato che la ragazza non poteva vedere, Robert intanto aveva iniziato ad accarezzare le cosce di Madame. Partendo dall’interno coscia era arrivato alla fica. Ora, con un solo dito, ci stava giocando. Madame Laforet non poteva ribellarsi, ed il piacere iniziava a salire. Il dito penetrava nel profondo degli umori che iniziavano ad affiorare, poi giocherellava con il clitoride, che si era eretto, poi rientrava all’interno. Un gioco lento e vizioso. Madame Laforet godeva in silenzio. Un suo allievo la stava masturbando, mentre una sua allieva aveva la testolina posata sul suo petto: cosa chiedere di più?
Denise era accaldatissima, nonostante avesse tutte le cosce scoperte. Con tutti i movimenti che era stata costretta a fare, non aveva più badato alla sua gonnellina scozzese, che era parecchio risalita, arrivando fin quasi alle candide mutandine bianche da scolaretta. Alzò la testa di colpo dal petto della donna, costringendo Robert ad estrarre velocemente il dito dalla figa, e, tentò una estrema ribellione alla situazione.
“Il battito è molto accelerato, ma credo che possiamo terminare qui…..”
“Dobbiamo ancora vedere se ha la febbre – disse Mizar sedendosi sul letto, poi egli stesso prese il termometro dall’interno coscia e lo porse alla ragazzina – tieni, controlla tu”
“No non ce l’ha” disse Denise guardando il termometro.
“Non possiamo esserne sicuri, direi di misurare la febbre nell’ultimo buco disponibile.” rispose l’albanese.
Denise arrossì ancora più violentemente al solo pensiero della scena. Madame Laforet aveva la vista annebbiata dal desiderio. Ormai la voleva e l’avrebbe rincorsa anche in strada. Le prese la mano e delicatamente le parlò.
“Senti Denise, ascoltami bene. Ora mandiamo fuori questi due signori e rimaniamo sole io e te. Sai che se potessi evitare di chiederti questo favore, lo farei volentieri. Sono imbarazzata anch’io, ma, in fondo, siamo tra donne, e potrei, quasi essere tua madre.”
Robert e Mizar quasi scoppiarono a ridere nel risentire quella frase.
“Che ne pensi ? Mi vuoi aiutare ? Li mandiamo fuori e mi aiuti ad infilare il termometro nel buchino ? Da sola io non ce la potrei mai fare…….sono troppo frastornata.”
Denise fece un cenno di assenso con la testa, erano riusciti a mandarla in confusione ed a scatenare al suo interno una serie di reazioni a catena che le stavano facendo bagnare la patatina ed indurire i capezzoli. Madame Laforet fece un cenno ai due uomini, ed i suoi complici, uscirono dalla stanza accostando, ma non chiudendo del tutto la porta. Geraldine Laforet aveva la gonna alzata fino sopra alla fica, aveva ancora su le scarpe e le calze nere. Era a seno nudo. Denise si aspettava che si girasse su un fianco, per permetterle di inserirle il termometro nel culo. Invece, improvvisamente, la donna, ormai pazza di lussuria, si girò con la faccia in giù schiacciata sul cuscino, ed alzò il culo, mettendosi in ginocchio alla pecorina. Al quella vista sia Denise, sia i due uomini che spiavano da dietro la porta sentirono una scarica di adrenalina salire dai reni.
“Riesci così? Riesci bene a vedere il punto giusto, piccolina ?” chiese la viziosa alla sua giovane allieva.
A questo punto anche Denise era preda dell’eccitazione, ed aveva maturato la certezza che la sua insegnante la stava provocando. La sua fichetta si stava bagnando di brutto, aveva voglia di godere e di fare godere quella troia.
“Insomma, non è che veda benissimo……..tiri più su il culo, Madame…..”
Sembrava che Geraldine non aspettasse altro. Con uno sforzo inarcò la schiena, ed accentuò ancor più la posizione alla pecorina, e anzi, si prese le due chiappe con le mani, tirandole verso l’esterno. Il buco apparve indifeso. Denise bagnò la punta del termometro con la lingua, quindi lo infilò con decisione nel buco del culo della sua insegnante che non potè trattenersi.
“Oooooh, piano, piccola……..non spingere tanto…che mi sparisce tutto dentro…..vacci piano…sono delicataaaahhh…liììììì….”
Denise non aveva abbandonato la presa. Impugnava ancora con la mano destra il termometro piantato nel culo della signora, ma con la sinistra aveva spostato le bianche mutandine, e iniziato a pizzicarsi il giovane clitoride eretto. Quasi senza rendersene conto, iniziò a muovere il termometro su e giù.
“Ma che fai? Ahhhhhhh…..lo muovi….ma sei pazza ?” disse la signora con voce tremolante
La ragazzina iniziava a godere come una porca di questa situazione di dominio.
Stava schiavizzando la sua insegnante: era in suo potere! A questo punto iniziò scientificamente a stantuffare il termometro su è giù nel buco del culo di Madame Laforet, tirandolo tutto fuori e rificcandolo tutto dentro più volte.
“Ma…cosa..mi stai facendo piccola………mi sta penetrando……..ahhhhh…..ohhhhhhhhhhh….siiiiii.” disse la donna portandosi entrambe le mani alla fica.
Aveva la faccia sprofondata nel cuscino, il culo oscenamente all’aria e si stava martoriando la fica a due mani, mentre la sua allieva le masturbava il culo con un termometro.
“Ahhhhhhhhhhh……porcellina….ci stai prendendo gusto eh? Ti piace infilarmelo tutto, vero….mentre intanto ti tocchi la patatina….lo vedo che ti tocchi, sai? Mi piace…..dàaaaaai…. continua…..sei proprio una piccola troietta….ohhhhhh.”
Denise si stava ormai decisamente masturbando. Infilava il dito nella passera con sapienza e godeva come una pazza. Intanto continuava a ficcare il termometro nel buco, con sempre maggiore vigore.
“Madame, è lei la vera, grande troia. Si guardi, messa così……con il culo all’aria…..che bagascia….lei è proprio una gran zoccola………però………mi piace…… sì mi piace farle male, e penetrarla come una troia. Dai dimmelo, bagascia…………. chiedimi di essere penetrata di più.”
La lussuria ormai era al massimo.
“Piantamelo di più nel culo……. forza………ficcalo dentro, bambina….violentami…..fammi male…..dai fammi godere…….ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh…….ancora…………mmmmmhhhhhhhhhhh……”
All’improvviso, riapparvero i due uomini nella stanza. Non riuscivano più a controllare le erezioni. Senza parlare, si diressero verso le due donne pazze di goduria, e si fermarono ad osservarle, senza muoversi.
“Vieni qui, bastardo, tanto lo so che me lo vuoi dare. Vieni qui e dammelo tutto.” disse la signora Laforet all’albanese, fissandogli la patta.
Mizar lo tirò fuori lentamente, lasciando cadere i pantaloni e le mutande a terra. Madame si appoggiò sulle braccia , il ragazzo la prese per i capelli le infilò la nerchia immediatamente di colpo in bocca, tirandola a sé per la nuca, e costringendola con forza ad ingoiarlo tutto.
A questo punto Robert si diresse verso la sua giovane compagna di studi, la spinse sul letto di schiena e le tolse la mano che stava giocando con la patatina in fiamme. Sempre senza togliere le mutandine, le scostò a sua volta da un lato, e iniziò a leccare voracemente la fica a lingua aperta.
Il termometro rimase ficcato nel culo della Signora.
La signora Laforet, ancora alla pecorina con il culo all’aria, si era appoggiata sugli avambracci e succhiava e leccava furiosamente il cazzo del suo dominatore. Mizar le dava forti colpi di cappella in bocca, e i suoni dell’opera della lingua della donna erano molto evidenti.
Dal canto suo Robert stava compiendo un lavoro di lingua frenetico sulla giovane patatina della sua compagna di piano. Lei lo aiutava tenendo le mutandine scostate con le dita, allargando il più possibile le gambe, e lui adesso giocava di lingua. La lingua ora entrava dura in profondità, poi lappava all’esterno le grandi e piccole labbra, poi picchettava il clitoride, facendo gemere la ragazzina. Denise stava andando in delirio. Allungando una mano, riuscì ad arrivare alla fica di Geraldine, che intanto continuava a succhiare il cazzo del ragazzo albanese. Infilò dentro due dita accoppiate, ed iniziò a stantuffare di lena. La donna si godeva il cazzo che le sfondava la gola, la masturbazione della sua allieva. Non contenta, iniziò con una mano a muovere da sola il termometro che era rimasto dentro al suo culo.
Il giochetto durò poco: Robert aveva troppa voglia di chiavare, e rischiava di sborrarsi addosso. Prese Denise e la tirò sul bordo del letto. Quindi le alzò le gambe, facendole arrivare le ginocchia all’altezza del viso. Non volle togliere le mutandine, ma solo scostarle: quelle mutandine bianche da collegiale gli facevano un sesso infinito. Scostò le mutandine di lato, piazzò il cazzo durissimo all’entrata e spinse in avanti di colpo. Il cazzo sprofondò interamente nelle viscere della sedicenne, facendola gemere.
“Ahhhhhhh…..piano…….”, ma Robert era già partito in quarta.
Si trattava di una cavalcata possente, senza tanti fronzoli o giochetti. Robert pistonava la ragazza a ripetizione, un colpo dietro l’altro, facendola sbavare e delirare. Era un su e giù continuo, come un fuoco d’artificio, colpi dietro colpi, con la ragazza che allargava sempre più le gambe e la fichetta che veniva sempre più violata.
Geraldine, continuando a succhiare il cazzo del suo amante, fissava i suoi allievi che fottevano in quel modo e la fica le colava letteralmente, macchiando il lenzuolo. Mizar la fece girare, sempre alla pecorina, ma con il volto girato verso Denise, quindi estrasse il termometro, le allargò bene le chiappe con le mani, e le infilò ancora un volta il cazzo nel culo. Geraldine lanciò un urlo: non era la prima volta che veniva inculata, ma quel giorno quel membro le pareva veramente gigantesco. Il suo viso era a pochi centimetri da quella della sua allieva che nel frattempo veniva chiavata a stantuffo, e lei approfittò per tirare fuori la lingua.
Le due donne iniziarono a leccarsi le lingue in maniera vorace. Limonavano sbavandosi e gemendo per i cazzi che erano piantati nei loro buchi.
Mizar era il maestro dell’inculata, e Geraldine godeva come una pazza.
La nerchia del giovane batteva fino in fondo al culo della donna, che era appena stato esplorato del termometro. Il ritmo dato dai due stalloni in silenzio era forsennato. Colpi a ripetizione nella fica della giovane, e nel culo della donna. Mizar aveva una fantasia erotica inesauribile. Estrasse il cazzo dal culo della donna di colpo e si allontanò dalla stanza, lasciandola a gemere e limonare con la sua allieva. Al ritorno aveva in mano il vibratore telecomandato che aveva usato ai magazzini Lafayette. Si pose alle spalle di Madame Laforet e, senza nulla dire, Le infilò il vibratore nel buco del culo, quindi azionò il telecomando al massimo della potenza. Geraldine cambiò espressione, strabuzzando gli occhi: se pochi minuti prima stava godendo, se qualche giorno prima quel vibratore le era stato infilato nel fica, se da mesi ormai si considerava una troia, ora era nulla a confronto: le sembrò di svenire per il piacere, il vibratore dentro al suo culo lavorava al massimo della potenza e lei ormai stava sbavando dentro la bocca di Denise. Ruotava veloce la lingua dentro la bocca della ragazzina, mentre godeva con il culo.
“Porco………porco…..porco…..mi fai godere……..troppo……troppo……………maiale……….ahhhhh….siiiiiiiiii……………”
Non contento, Mizar sempre dietro di lei, le ficcò il cazzone eretto tutto dentro la fica. Attraverso la stretta membrana anche lui poteva sentire le vibrazioni date dalla macchinetta conficcata nell’ano della signora.
Intanto Robert aveva girato Denise anch’essa alla pecorina, sempre con il viso rivolto verso la loro insegnante. Le donne immediatamente ripresero a leccarsi a vicenda. Anche la ragazza ormai si sarebbe fatta fare qualsiasi cosa: aveva già goduto due volte, ma era carica di voglia. Questa volta Robert le strappò le mutandine e, dopo essersi bagnato il cazzo con la saliva, iniziò a forzarle il buchetto posteriore. Denise aveva quel giorno perso la verginità, e ora le veniva sfondato anche il culetto. Strinse i denti, le faceva un po’ male, ma ormai lo voleva fino in fondo. Robert fu bravo: non diede colpi, ma continuò ad avanzare, inesorabile, ficcandole tutto il cazzone nel retto. La scena era completa.
Le due donne, entrambe alla pecorina, si slinguavano come delle ossesse, mentre i loro culi erano violati da un cazzone e da un vibratore alla massima velocità. La ex Madame Laforet, ora troia convinta, contemporaneamente si gustava il cazzo di Mizar dentro la figa. La scena era bollente, ed i due ragazzi non potevano resistere a lungo. Madame Laforet dava all’indietro colpi di culo verso il cazzo dell’albanese, e Robert si inculava di brutto Denise. Dopo 5 minuti di selvaggio sbattimento, i due uomini sentivano la sborra ribollire e salire verso l’esterno. Si sfilarono quindi dal culo e dalla fica delle donne, posizionandosi uno alla destra ed uno alla sinistra rispetto alle loro lingue che si intrecciavano.
Il primo a venire fu Mizar: la sborra fuoriuscì dal suo cazzone senza schizzare, ma come un fiume in piena. Uscì calda, densa, bianca ed abbondante ed andò a posarsi direttamente sulle lingue delle due donne, che continuarono a mulinare. Le lingue si intrecciarono tra loro, con il loro carico di sborra, impastandola bene. La sborra dell’albanese passava da una lingua all’altra, da una bocca all’altra. Quando fu il turno di Robert a venire, prese Madame Laforet per le tempie e le ficcò direttamente il cazzo nel profondo della gola. Spinse con tale decisione che la cappella sembrò toccare le tonsille. A Geraldine sembrò che lo sperma caldo le schizzasse direttamente nello stomaco. Lo schizzo di sborra fu fortissimo e copioso. Ne aveva la bocca strapiena, e, nonostante il suo giovane allievo avesse voluto donarla solo a lei, appoggiò le labbra a quelle della ragazza, e ne passò un po’ anche a lei. Denise aprì la bocca, ricevette la sua porzione di sperma, e quindi la ingoiò tutta. Sorridendo felice, anche Geraldine ingoiò la sborra che aveva ancora in bocca.
Sono passati ormai 8 mesi dalla famosa ‘visita medica’ organizzata da Mizar.
Mizar e la Signora Laforet, vivono ora insieme in Italia.
Geraldine in cuor suo aveva già deciso di diventare la donna dell’albanese, allorquando il Senatore venne arrestato per truffa e corruzione. Certo che, quando i gendarmi si presentarono al cancello della villa, tutto divenne più facile. Presi tutti i denari dalla cassaforte di casa, Madame, si era offerta al ragazzo extracomunitario. Solo lui sarebbe stato in grado di soddisfare tutte le sue voglie perverse, e questi, considerata anche l’ottima dote, aveva accettato di buon grado.
Stanno bene in Italia: un bel po’ di denaro, bella vita e, soprattutto, tanto tanto sesso.
Gestiscono un negozio di abbigliamento di giorno, ed un club privè alla notte.
Ragazzi e ragazze vogliosi non mancavano mai.
In città molti parlavano della “Madame francese” e del suo fidanzato albanese.
