H02 – Ena – Due racconti

LA MIA AMICA COME REGALO DI COMPLEANNO

Nel silenzio della casa suonò in sala il telefono.
Nessuno corse a rispondere.
Il telefono trillò ancora, insistente.
Si spalancò una porta, quella del bagno, ed una figura ammantata di verde ne
uscì velocissima, a piedi nudi.
Il telefono trillò di nuovo, poi la figura rispose.
“Sì? No, sono Ale… Sì, sì, certo, te la passo… Un attimo che devo
arrivare in camera.”
La figura ora a noi nota come Ale camminò veloce nel corridoio fino ad una
porta, la aprì e si trovò davanti ad un letto su cui vi era un mucchio di
lenzuola stropicciate, una coperta rivoltata e un paio di cuscini che
avevano visto giorni migliori.
“Ena…” disse Ale.
Nessuna risposta.
“Ena !” disse nuovamente Ale,colpendo le coperte.
“‘zzo vuoi ?”
Disse una voce attutita proveniente dai meandri del letto, con un leggero
accento toscano.
“C’è Nadia al telefono!”
Ale porse il cordless nella prossimità del mucchio, dal quale emerse un
braccio femminile, sulla cui estremità brancolava una mano sporca di china.
Ale mise il telefono in mano alla… mano.
Istantaneamente afferrato l’oggetto il braccio si reintrodusse sotto il
mucchio di coperte.
La voce era decisamente più addolcita.
“Pronto? Ciao Na’…sì, stavo dormendo…ieri sera ho finito di notte di
lavorare, dopo essere tornata da lavoro…tu? Carina…come mai mi hai chiamata ?”
Silenzio.
Nella stanza ormai vuota, in quanto Ale era ritornata in bagno, regnava il
silenzio, in cui si udiva impercettibilmente una voce femminile sotto le
coperte, dall’altro capo del telefono.
Dopo un poco, la voce toscana si ripresentò, leggermente divertita.
“No…ti prego…io odio le feste di compleanno…mie.”
La voce al telefono si alterò leggermente.
“D’accordo, d’accordo… Però… Niente regali, ok? Ecco… Brava… Ho troppa voglia e bisogno di tornare a dormire per insistere… Ci vediamo stasera… Sì…ok…ciao…ciao.”
Fuori dal mucchio si estroflesse nuovamente il braccio, reggendo il
telefono.
Rimase lì un po’, poi:
“Ale? Ale?”
Nessuno rispose.
Il braccio crollò lentamente a terra lasciando il telefono e ritirandosi
nella sua calda alcova.
Quasi istantaneamente si udì un lieve russare.

Sono le sei.
Cazzo che freddo.
BEEEEP!
“Sì?”
“Sono io!”
CLACK!
Forse dovevo inventarmi una scusa…lo so che Nadia mi ha invitato qui per
farmi un regalo di compleanno, si vede lontano un chilometro…
Checchè lei ne dissimuli.
Salii le scale pensando al perchè la gente mi vuole fare dei regali.
Non sento mio il giorno del mio compleanno come mio, bah.
Aprii la porta e la richiusi.
“Nadia?”
Buttai il cappotto sull’attaccapanni, che come sempre è pieno di vestiti.
Rimane attaccato? Sì, meno male.
Entrai in sala.
In cucina c’era Nadia, occupata a lavare dei piatti nel lavandino.
Nadia… Come sempre, splendida.
Piccolina, magra, un corpo splendido, proporzionato ed atletico.
Due bei seni prosperosi davanti e due belle chiappe dietro.
La natura controbilancia sempre.
Su questo popò di corpo, un bel visino, con uno sguardo a metà tra il furbetto e l’infantile, un bel naso (ma sosterrà sempre che lo ha troppo grosso), e due bellissime labbra.
Capelli neri come la notte e carnagione scura, il prototipo dell’italo-spagnola.
In maglietta a Febbraio, i capelli tagliati appena sopra le spalle da qualche giorno.
Fa strano, li ha sempre avuti fin sul sedere.
Però sta bene, comunque.
E poi le si vede il culetto.
Si gira e mi saluta.
“Un attimo e arrivo.”
Vado vicino a lei e le dò un pizzicotto sulla chiappa.
Solitamente sobbalza, stavolta invece sorride.
Finisce di lavare il piatto e si asciuga le mani.
“Vieni” mi prende la mano.
“No, in camera no…” Penso.
Mi siedo sul bordo del letto, mentre lei va a prendere un pacco dalla sedia e me lo porge.
“Che tu ne voglia o no, quest’anno i regali te li faccio lo stesso. Apri.”
Apro il pacchetto, dentro c’è un sacchetto di carta. Apro, e sulla mia mano scivolano quattro buste.
Mi si mozza il fiato perchè riconosco subito: son corde di violino, nuove
nuove.
Abbraccio Nadia e le dò un bacio sulla guancia. “Maledetta strega, ci hai azzeccato…”
“Le altre ti si son spellate tutte, c’è poco da azzeccare…o vuoi passare il resto delle tue giornate e scartavetrare il budello dalle vecchie?” mi dice sorridendo, ironica.
“Effettivamente, non è il mio sogno…grazie piccola…” le sorrido di nuovo. Ok, lo ammetto. E’ stato un bel regalo!
Lei mi guarda stupita, come se avessi detto un’idiozia: “Ehi… Non è ancora finita!”
Dalla stessa sedia prende un altro pacchetto, questa volta più voluminoso, e me lo porge.
Sono un po’ in imbarazzo, insomma… “No dai Nadia…due, addirittura!”
“Non due! Tre! Questo è il secondo! Apri!” Mi ordina, sorridendo, con un tono che non ammette repliche.
Oddio, addirittura tre. Disfo il pacco, e trovo un vestito da sera, bianco, lungo.
“Mi sembra di averlo già visto…” le dico, guardandola sottecchi.
“E’ il mio…l’ho usato solo una volta, e poi son spuntate ‘ste due bocce e non mi sta più!”
Arrossisce, indicandosi il seno generoso con la sua quarta spuntata a tempo di record nell’ultimo anno. Dopo un momento di risatine di entrambe, mi esorta. “Provalo, su…”
Mi tira in piedi e mi obbliga a svestirmi; appoggio tutti i vestiti sulla sedia, e rimango nuda, solo con le mie bende ai polsi.
Apro la zip che sta sulla schiena dell’abito e mi infilo nel vestito, e dopo aver sistemato le spalline, Nadia chiude dietro.
Mi guardo nello specchio: perfetto come misure, solo che anzichè essere un vestito lungo quasi fino ai piedi con un lungo spacco, a me lascia scoperti metà polpacci.
Magnifico, comunque. Non si vede assolutamente che è un abito che dovrebbe essere più lungo.
Mi guardo nello specchio di Nadia, di quelli ovali lunghi che poggiano per terra.
Dietro di me sta lei, che sporge la testa sopra la mia spalla, appoggiandosi sulla mia spalla destra e commenta, sorridendo:
“Beh, direi che va benone, no? Almeno hai un vestito per le serata mondane!”
Sorrido, mentre la guardo in faccia riflessa nello specchio, e le dico. “Mi sento molto figa con questo vestito…”
La vedo lanciare uno sguardo incredibile, dritta alla mia immagine.
Uno sguardo di quelli da film porno, e poi sussurrare: “Tu sei figa…”
Una scossa elettrica mi è partita dal cervello, è esplosa in tutto il corpo, ed è ritornata nella testa.
Nadia, dopo il suo commento, è ancora lì ferma con quello sguardo da ninfomane, e io sono ancora impietrita.
Sento la sua mano che scivola giù dalla mia spalla e sfiora voluttuosa con un dito tutta la schiena, fino a fermarsi decisa sul mio sedere.
Mi scoppia una risatina a metà tra il nervoso e l’imbarazzato.
“Quando fai la scema così sei incredibile!” le dico.
Avvicina la sua bellissima e sensualissima bocca al mio orecchio, la guardo di sbieco.
“Non sono scema…sono il tuo terzo regalo.”

Lo dice, sottovoce, stringendo la mia chiappa a mano aperta con un tono che mi fa venire un brivido caldo su tutto il corpo. In un secondo realizzo, grazie al fatto che la conosco da sempre, che non sta scherzando. “No, aspetta, cosa…”
Velocissima, con la mano mi apre la zip, le spalline cadono e l’abito scivola a terra, ai miei piedi.
Onestamente, non so che fare.
Da una parte vorrei fermarla, perchè il suo fidanzato di sicuro non gradirebbe quest’idea.
Dall’altra c’è la mia migliore amica, la mia prima cotta, che sta offrendosi in regalo, per una volta, per una notte, in tutta la sua splendida fisicità.
Si appoggia aderendo alla mia schiena, sporgendo di poco sopra la mia
spalla, mentre con le mani mi tiene i glutei…
Sento il suo seno che preme sulla schiena, sento il caldo delle sue mani su di me, e mi bacia sulla spalla, strisciando successivamente la lingua nel medesimo posto, avvicinandosi al mio orecchio.
Le sue mani scivolano dal sedere al pube, appena sopra il mio sesso.
Da lì salgono, sempre di più, fino ai seni. Sto cominciando a sragionare.
Non può essere vero. E non riesco a volerla fermare.
Ed ho solo bevuto un bicchiere di vino, quindi non posso essere ubriaca ed immaginarmelo.
Appoggia le sue mani morbide, calde, perfette, sui miei seni.
istintivamente, mi lascio andare ad un sospiro.
Preme leggermente, affonda le sue unghie lunghe e ben tenute nella mia pelle.
La sensazione di leggero dolore mi piace, mi piace e mi piace. Ma risveglia di nuovo in me quel barlume di coscienza.
Cerco un attimo si scostarmi, di liberarmi. Mi trattiene.
“Non opporre resistenza, è inutile.” Dice sorridendo.
E non è una sua opinione. In questo momento, in questo istante, è Verità
Si stacca da me, prendendomi una mano, la seguo inebetita al letto, dove mi dice di sdraiarmi.
Mi sdraio, appoggiata sul cuscino, leggermente seduta.
Passa a lato del letto, raccoglie il vestito e lo appoggia sulla sedia.
Si mette esattamente ai piedi del letto, si sfila le scarpe con i piedi e si leva le calze.
Mi scappa un risolino, perchè quella bomba sexy ha delle calze azzurre con apine, e in questo contesto sono ancora più buffe.
Si rialza, slacciandosi i pantaloni e se li sfila, rimanendo in solo
perizoma nero e maglietta.
Fa qualche passo avanti verso il letto, salendoci sopra in piedi, camminando sul materasso e venendosi a piazzare proprio sopra di me, a gambe divaricate, nel mezzo le mie, distese e leggermente accavallate.
Si accovaccia, appoggiandosi con i gomiti sulle gambe, e guardandomi.
Si porta una mano alla bocca, pensierosa.
Rimane a guardarmi incuriosita, con uno sguardo attento.
“Che c’è?” chiedo. Ci starà ripensando. Dai, è fidanzata…è ridicolo che cornifichi il suo ragazzo con me.
Si sfila il mignolo dalla bocca, e dice, sorridendo:”Non so cosa fare di te… Da dove incomincio?”
Poi si lascia cadere in ginocchio, si avvicina quasi a gattoni su di me, mi prende la testa tra le mani, infilando le sue dita tra i miei capelli arruffati e mi dà un bacio sulla bocca.
Bacia bene,m a bacia strano.
Prima a bocca chiusa, almeno una volta, poi a bocca socchiusa, infilando la
sua lingua nella tua bocca e tormentando la tua con giri e sfregamenti
forti, decisi. Insomma, bacia bene secondo me.
E mi sta facendo eccitare come non capitava da parecchi e parecchi mesi.
Mi sta appiccicata come una ventosa, ad occhi chiusi. La guardo, mentre appoggio le mani sui suoi fianchi e sento il suo odore, mentre continuiamo a baciarci.
E’ calda, è bella, è passionale, è bravissima a letto, è sensibile…è la mia migliore amica e mi sta facendo un regalo stupendo.
Si stacca da me, rimanendo in ginocchio.
La luce della lampada a stelo “a baco” dell’Ikea in fondo alla stanza ci
illumina dal fondo del letto, la penombra e l’atmosfera sono magnifici.
E’ dritta davanti a me, nel suo splendore.
Lascio cadere la mani ai lati. Mi guarda sorridendo. Abbiamo una sintonia incredibile, su tutto, da sempre, e non ci serve parlare per capirci.
Si prende la maglietta e se la sfila, con un movimento lento ma deciso.
Sembra studiata, la cosa, ma so che non è così. E’ splendidamente erotica in ogni suo gesto, Nadia.
La maglietta si sfila con un po’ di fatica all’altezza del petto, scattando su subito dopo, lasciando liberi due seni magnifici.
Niente reggiseno, perfetti, sodi, rotondi.
Cose così si vedono solo nei manuali di anatomia che ho a casa.
Sorride, viene in avanti, chinandosi leggermente su di me.
Mi prende le mani e me le appoggia sui suoi seni.
Adrenalina a mille.
Sotto le mie mani stanno due seni perfetti, caldi, morbidi, lisci, una cosa da impazzire.
Nadia tiene gli occhi chiusi, mentre mi lascia le mani.
Incomincio a solleticarle i capezzoli, sentendo che diventano sempre più duri, sempre più turgidi.
Rimango sopra di loro ancora un po’ gustandomi questo istante.
Scivolo lungo la curva del suo seno, di lato, fino a passarle sui fianchi, fermandomi all’altezza del bacino. Fianchi morbidi, muscolosi, comunque non mollicci ma forti e robusti.
Mi prende per le spalle e mi tira a se, la seguo.
Sono seduta e lei è in ginocchio.
Appoggio la testa in mezzo ai suoi seni.
E’ un posto magnifico. Caldo, tranquillo.
Si sente il battito del suo cuore. Regolare, forte.
Rimango a sentire quel rumore, quell’odore, quel calore per un po’.
Mi culla tra i suoi seni, dondolando leggermente e tenendomi la testa e le spalle.

Non ho nulla che mi passa per la testa.
Solo il battito del suo cuore.
Io non sono più niente.
Sono creta, fango, malta, nelle sue bellissime mani.
Può fare di me quello che vuole.
Sono sua.
Non mi farà mai del male.
Mi fido di lei, ciecamente.

Poi mi riprendo.
Mi scosto, mi lascia andare.
Tiro leggermente verso di me e mi si sdraia sopra, appoggiandosi con le braccia.
Ci guardiamo.
Mi passa la punta della lingua sulle labbra, mentre le accarezzo il sedere, centimetro per centimetro.
Ha ancora su le mutandine.
Socchiudo la bocca e subito la sua lingua saetta di nuovo dentro.
La sua lingua nella mia bocca, la mia nella sua.
Tira indietro la lingua, e mi tiene la mia con i denti.
Rimango un attimo stupita, mentre dentro mi solletica la punta della lingua
con la sua.
La cosa mi fa scaldare tantissimo.
Poi mi lascia, si inginocchia. Mi guarda sorridendo.
“Lasciati andare un po’ Ena…siam da sole…”
“Che stupida che sei…”
Sorride e si alza in piedi.
Sul letto, le sue gambe divaricate formano un magnifico ponte su di me.
Mi metto seduta.
Ho la faccia esattamente dove volevo che fosse.
Le afferro le gambe, e con la lingua comincio a scorrere sulle mutande.
Si sente il piccolo solco, il suo calore immenso.
Si lascia sfuggire un sospiro.
Tiro in giù, aiutandomi con le mani.
Si appoggia al muro con un braccio e si sfila, con il mio aiuto, le
mutandine nere.
Le lascio cadere vicino al letto.

Davanti a me c’è il suo pube, la sua magnifica vagina.
E’ bella come tutto il resto di lei.
E’ una cosa comunissima, ce l’abbiamo tutte, ma solo perchè è sua mi piace.
La guardo tutta, dalla testa ai piedi.
Magra, muscolosa, fiera, completamente nuda, libera nella sua essenza di essere umano libero, potrebbe essere la prima creazione del Mondo.
Il suo corpo è abbronzato? No, è proprio scuro di suo.
Quel colore olivastro che mostra chiaramente che incredibile miscuglio di sangue lei sia.
E’ il risultato di generazioni di uomini e donne che hanno goduto appieno del loro amore, indipendentemente dalla loro razza o dalle origini, spandendo la sua famiglia ai quattro angoli del Globo, dalla Spagna all’Europa, alla Turchia, all’America, all’India fino in Australia.
Una famiglia immensa, che tutt’ora continuo a conoscere, dopo anni e parenti incontrati.
Ed è ferma, davanti a me.
E’ come una pistola carica a cui è stato già innestato il grilletto. Perfetta e letale, ma ora inoffensiva.
Basta un nulla, e scatterà l’Inferno.
E’ calda, ha quell’odore magnifico, è anche umido, dal sudore, e anche da qualcos’altro.
Ha un odore tutto suo, il sesso. E Nadia profuma.
Ha un odore strano, penetrante, acuto, come di selvatico.
Spezie? Mentre penso, o non-penso a queste cose, comincio a giocare con lei.
A passare la lingua sul solco delle grandi labbra, sul suo clitoride che risponde alle mie carezze inturgidendosi. Gradisce, si sente.
Si sentono anche quelle microscopiche pulsazioni, o contrazioni, che dir si
voglia. Proseguo, immergendomi ancora più a fondo in quel mondo fantastico fatto di odori e sapori.
Titillandole il clitoride con la lingua, afferrandolo con le labbra, per lasciarlo poi subito, oppure tenerlo e sfiorandolo con la lingua.
Si bagna in fretta, e continuo a giocare con la mia lingua, facendo aumentare, ovviamente, l’umidità.
Come svuotare il mare con un secchiello.

Dio, è una cosa magnifica.
Dio, fammi rimanere qui per sempre.
Dio, voltati dall’altra parte, un po’ di privacy!

Sopra di me sento Nadia che respira profondamente, lentamente, e poi cominciare ad ansimare, ansimare sinceramente.
Altrimenti se non provasse piacere sarebbe ferma come un sasso.
E anche se cercasse di non ansimare e di controllare il respiro, non potrebbe mentire alle pulsazioni di se stessa.
Gode, tenendo una mano sulla mia testa, con l’altra non so cosa.
Sono troppo occupata per smettere un attimo.
Senti come sospira, come ansima a denti stretti.
Sta per arrivare.
Aumentano le contrazioni, il fiato, goccioline di sudore mi bagnano la fronte.
Sia mio sudore che suo.
In mezzo agli ansimi di Nadia, non fortissimi, ma potenti, si sente anche qualche lieve gemito.
Sempre di più, sempre di più, sempre di più, resisti, resisti non farla arrivare, resisti prolunga, prolunga, brava Ena, brava Ena. brava continua continua continua.
La tengo lì lì per arrivare, ma senza darle quella stoccata, quel colpo che
la farà esplodere, rallentando il ritmo per farle diminuire l’orgasmo e facendo risalire la velocità per farla impazzire.
Credo sia una forma di tortura, rallentare per farla durare ancora di più.
Non credo potrà reggere molto.
Nadia sospira un “Dai, ti prego, ti prego vai”
Obbedisco. Faccio risalire il ritmo velocemente, intensamente, vogliosamente.
E sento che sta per sta per…
Sta per…
Sta per…
Inizia con un piccolo ‘getto’, uno schizzetto, che subito viene rapito dalla
mia lingua vorace.
Poi, Nadia si scioglie.
Letteralmente.
Colano umori caldi, densi, che bevo avidamente, che succhio fino all’ultima deliziosa goccia.
E hanno un sapore acidulo, come quei peperoncini sottolio che mangia.
Piccante, senz’altro. E’ un buonissimo sapore, da farci un intingolo.
Sorrido di questi pensieri mentre continuo a darci dentro, ripulendo e sorseggiando le ultime brevi, lente colate.

Mi stacco da lei, pulendomi le labbra con la lingua.
Ragazzi, che spettacolo.
Guardo sopra di me e Nadia continua ad avere il fiato corto, appoggiata con
una mano al muro, e l’altra, che prima era sulla mia testa, penzolare inerte.
Ha gli occhi chiusi e la bellissima bocca semiaperta, dalla quale cola un sottile filo di saliva.
E questa cosa mi mette allegria.
Mi lascio andare ad una risata, di pura felicità, mentre lei apre gli occhi scurissimi ed intensi e mi guarda sorridendo e comincia a ridere, insieme a me.
Mi lascio cadere sul letto e lei si accascia su di me, con un po’ di fiatone.
Rimaniamo così, abbracciate, ed ogni tanto continuo a ridere.
All’improvviso, lei alza lo sguardo su di me.
Una piccola goccia di sudore le scivola lungo la guancia.
Mi guarda ed è uno sguardo che ti frigge il cervello.
E’ un lampo di desiderio che parte da lei e ti trafigge.
Uno sguardo quasi di sfida.
C’è una promessa di un immediato futuro che ti farà impazzire, in quello
sguardo.
Ed è lo sguardo che ha Nadia quando si vede che ha voglia di sesso.
E la conosco, quando lei vuole fare sesso, lo farà.

Sorride, quasi malignamente, mi bacia ancora e scivola giù, lungo il mio
corpo.
Gioca con i miei seni, molto meno generosi dei suoi, facendomi eccitare ancora di più.
E già non è che in quel momento io sia un ghiacciolo!
Con un dito, comincia a fare dei cerchi sempre più stretti intorno al mio
capezzolo, per poi baciarlo, giocandoci con la lingua.
E’ brava, lo ammetto. Per essere una ragazza che impazzisce per il sesso maschile.
Mette la sua testa tra i miei seni, e sento che respira forte, inspira decisa.
Poi scende, continuando a darmi baci, e passate con la lingua fino al pube, fino alla mia figa.
La guardo. Mi guarda, decisa e vogliosa.
Sorride, e piano apre la bocca.
La sua lingua scivola fuori, lenta.
Continua a guardarmi.
Poi improvvisamente dà un colpo veloce al mio corpo, rientrando nella bocca subito dopo.
Continua a sorridere. E a guardarmi.
Una scossa di piacere mi ha attraversato.
Vorrei iniziasse da un lato, ma so che non incomincerà dall’altro. Inizia quando vuole lei.
Mi accarezza con l’indice ed il medio, leggera, guardando interessata, ad occhi socchiusi, quasi concentrata. Mi piacciono queste carezze.
Si muove sistemandosi dritta in mezzo alle me gambe, che divarico ancora di
più, piegandole un poco.
Sento le sue mani che, un dito alla volta, partendo dal mignolo, si appoggiano come ragni su di me.
Tentacolare.
Mi appoggia gli indici ed i pollici sulle pareti e tira leggermente. Sorride, guardando lì in mezzo.
Appoggia la sua magnifica, carnosa bocca su di me e mi bacia.
Sento il risucchio del suo bacio. Intenso.
Mi bacia come se mi stesse baciando sulla bocca.
Lascia, si sente un leggero schiocco appena le sue labbra perdono aderenza.
Magnifico.
Non vedo cosa stia facendo, con i capelli corti che le ricadono davanti.
Ma non mi importa, capisco benissimo cosa sta succedendo.
Poi mi lascia. Mi dà un altro bacio.
Appoggia la fronte sul mio sesso. Rimane lì un attimo.
Poi sento un leggero solletico sempre più veloce, sempre più intenso.
Strega, parti piano e leggera per crescere sempre più di ritmo.
E presto smetto di ragionare, immersa in quel turbine di sensazioni magnifiche.
Ansimo, prepotentemente, immersa in quel piacere così intenso che quella strega mi sta suscitando.
Stringo le lenzuola convulsamente, preda del piacere.
La prima volta che arrivo all’orgasmo la sento bene, sento che Nadia è avida di quel nettare, da come si impegna a pulire tutto con la sua lingua, ed anche con le dita.
Riapro gli occhi un po’ stordita, e la guardo.
Alza la testa, guardandomi, a bocca semiaperta.
Un filo di umore, il mio, le penzola dalla bocca. Ripulisce ancora.
In quegli occhi si vede la soddisfazione, la felicità, la malizia di un
essere che ha dentro di se, fin nell’anima, la voglia, la capacità, l’energia del sesso.
La vedo che si insinua su di me, strisciandomi addosso.
Il suo calore, il suo scivolare lenta ed inesorabile.
Ci baciamo, sento il mio sapore ancora nella sua bocca e la stringo a me.
Sono la ragazza più felice del mondo.

Sento che qualcuno mi accarezza la faccia, delicatamente.
Sono sdraiata sotto le lenzuola.
Sono nuda, e adesso vicino a me c’è un’altra persona.
Sento il suo odore.
Poi sento una voce dolce, pacata, che mi sussurra all’orecchio:
“Feliz cumpleaños a ti,
feliz cumpleaños a ti,
feliz cumpleaños mi Ena,
feliz cumpleaños a ti…”
Sorrido, apro gli occhi girando la testa e la vedo.
E’ la mia migliore amica, è la mia migliore amante.
E’ la mia Nadia. E la amo. Ne sono innamorata fin nel profondo.
Non come si ama un’altra ragazza od un ragazzo.
Semplicemente, è la persona a cui terrò di più dopo il mio vero amore, se mai questo verrà.

Mi giro e la bacio.
“Per quanto ho dormito?” le chiedo un po’ stordita.
“Un’oretta buona…eri sfinita.” Sorride.
La bacio ancora.
“Se anche non te lo vuoi mai sentire dire, sappi che ti amo.” le dico piano.
Si fa seria. “Uffa…non me lo dire.”
Sorrido, e carezzandole una guancia le dico:
“Non sai quanto ti sono grata per i miei regali. I primi due stupendi..il terzo un po’ una delusione.”
Mi metto a ridere “Scherzo, scema!” mentre mi isso su di lei.
“Se mi hai svegliata, immagino che sia perchè sta per arrivare il tuo ‘grande amore Luca’.”
Mi guarda sorridendo.
“Luca stasera non verrà, gli ho detto che debbo studiare.”
“Seee…che studi? Anatomia?”
Sorride.”Ti ho svegliata perchè…” m’afferra le spalle, si tira su fino ad essere un centimetro dal mio viso, la guardo negli occhi così intensi e scuri, che occhi belli che ha questa ragazza “…perchè ne ho ancora voglia.”
Gloria!
Che serata, che serata!
La bacio ancora, con forza.
La bacio, la ribacio, sul naso, sulla fronte, sul collo, le passo la lingua sulla bocca, lascio che me la prenda con le sue splendide labbra e la trattenga a se.
La riguardo nei suoi occhi. Io, io non riuscirò mai a capire molte cose, credo.
Una di queste è Nadia. Ed i suoi occhi.
Ha degli occhi profondi come la notte.
Possibile che tutti le guardino solo le tette?
Perchè in quegli occhi si vede Nadia. Sono scuri, profondi, ci potresti, davvero, cadere dentro.
E se c’è qualcosa che non le va si vede subito. Non si può mentire con lo sguardo.
Mi lascio scivolare di fianco a lei.

Mentre sono di nuovo sdraiata mi sale sulla schiena.
Sono a pancia sotto e mi tiene le braccia.
Mi bacia sulla nuca, sul collo.
Mi lascia le mani e scende, baciandomi la schiena.
Che bel massaggio, arriva al sedere. Gli da qualche bacio e anche una morsicatina.
Si alza sulle ginocchia e mi rigiro a pancia sopra.
Si inginocchia di fianco a me, con una mano comincia ad accarezzarmi la vagina.
Poi avvicina la mano alla sua bellissima bocca e si succhia l’intero dito medio, leccandolo, e guardandomi. Lo tira fuori ben bagnato, lo avvicina a me e mi penetra con il dito.
Che scivola tranquillo, dentro di me.
E comincia a masturbarmi con forza, con entusiasmo. Anche piuttosto violentemente.
Inserendo altre due dita, dopo un certo tempo.
Continua, continua.
La guardo, sorride quasi maligna.
Sei una strega.
Non c’è altra soluzione.
Anche stavolta mi fa arrivare all’orgasmo quando decide lei.
In fin dei conti, prende il comando del gioco quella che sta lì.
Vengo copiosa sulla sua mano, che sfila via delicatamente.
Si lecca le dita. E poi prende il bis direttamente dal mio corpo.
Ripulendomi. Con il solo risultato di farmi bagnare ancora.
Risale baciandomi ovunque, mordicchiandomi leggermente i seni.

Sono stremata, ma questa notte non si ripeterà mai più.
E’ il sesso personificato, questa ragazza.
Capisco perchè i ragazzi facciano follie per lei e perchè se ne innamorino
subito.
Ma per quanto possa sembrare strano, per lei sesso e amore sono due cose ben
distinte.
L’amore comporta anche il sesso.
Il sesso non comporta l’amore.
Difatti detesta che un ragazzo, dopo essere stato a letto con lei, le dica
“Ti amo”.
“Perchè quella è passione carnale, amore fisico. Non è amore come quello che provo per Luca, anche se solo è addormentato sul divano. Certo, poi c’è il sesso con lui, ma c’è il sesso con lui perchè c’è l’amoreper lui. Capisci?”
E’ sdraiata al mio fianco, ora, e sono ancora stordita dal suo trattamento
di poco fa.
“Penso di sì… Allora devo dirti “Ti amo fisicamente e carnalmente parlando?”
“Ena…”
“Sì?”
“Lo sai che sei scema, vero?”
“Sì. Lo so, amore-fisico-carnale mio.”
Ci baciamo, ancora, ridendo.

Sono sfatta, davvero, davvero sfatta, ma vorrei continuare ancora.
Non sono ancora sazia di lei.
Non credo che lo sarò mai, a dire la verità.
“E’ stato bello, Nadia…davvero. Bello è riduttivo, ma non mi vengono le
parole per dirlo.”
“Ehi…non parlare così. Possiamo andare avanti finchè vogliamo.”
“Come?”
Mi guarda sorridendo. “Per me possiamo passare a letto tutto il tempo che vogliamo. E’ una serata magnifica. Però ho fame.”
Si alza, sculettando graziosamente, girare l’angolo e finire in cucina.
Mi alzo anche io, passo in sala e le dò un colpetto sul sedere, ed esamino i suoi armadietti.
Nadia è al tavolo, seduta.
Sul tavolo, la cena.
Un barattolo di cioccolata e una bottiglia di latte.
“Ti sei dimenticata di nuovo di fare la spesa?” dico sedendomi.
“Non si vede? Non ho altro. Vuoi dei biscotti?” Sorrido.
Quanto è bello comportarsi così da sceme, per una volta.
Farle il solletico mentre beve, e baciare via la goccia di latte che le rimane appena si stacca.
In fin dei conti che male c’è?
Sono nuda con la mia migliore amica e mangio cioccolata e latte e biscotti a…non so nemmeno che ora.
E lei è bellissima e sensualissima mentre prende una cucchiaiata di cioccolato dal barattolo e se la infila in bocca, con un gesto così erotico, naturale e spontaneo che ogni volta sembra lo faccia apposta. Dopo una mezzora finiamo la nostra cena e ritorniamo in camera, ci sdraiamo sul letto abbracciate, chiacchierando ad occhi chiusi.
Sono sfatta, e dopo aver mangiato mi viene anche un po’ sonno.

“Ena… posso farti una domanda?” mi chiede, piano, giocando con una mia ciocca.
“No, non sono bionda naturale.” le rispondo, scherzando. Non sono nemmeno tinta bionda…
“Cretina.”
“Grazie.” le rispondo.
“Dicevo… Secondo te esiste un’entità superiore agli uomini?”
“Le donne.”
“Cretina.”
“Arigrazie.”
“Davvero…secondo te esiste una divinità?”
Silenzio. Chiedere a me se esiste è andarsela a cercare, ma stasera non mi
va di lanciarmi in dissertazioni filosofiche e teologiche.
Ad occhi chiusi, lascio cadere lì la risposta.
“Beh…certo che esiste.”
E’ stupita. Non ho mai risposto così.
“Come? Esiste secondo te?” mi domanda, curiosa.
“E’ sdraiata qui al mio fianco.” dico ad occhi chiusi, sorridendo.
Tombola.
La sento che ridacchia e che si muove vicino a me, mi si inerpica di nuovo
sopra. Ancora il suo calore su di me.
Niente affatto spiacevole, visto che è Febbraio e casa di Nadia non è esattamente isolata termicamente, essendo una specie di mansarda.
Ci baciamo ancora, e poi pian piano sento che si sta per addormentare, così la faccio scivolare al mio fianco e la stringo a me, mentre con una mano afferro il lenzuolo ormai buttato giù dal letto e lo trascino su di noi.
Cerco a tentoni l’interruttore sulla testiera del letto, e spegno la presa comandata della lampada Ikea.

Buio.
Di fianco a me il respiro di Nadia. Le dò un bacio, sula guancia.
“E’ stato il più bel compleanno che abbia mai avuto. Grazie.”
Sospira, nel buio. “Eh, prego.”
“Com’era quella canzoncina di prima?”
“feliz cumpleaños a ti,
feliz cumpleaños a ti,
feliz cumpleaños mi Ena,
feliz cumpleaños a ti…”
“Ti amo.”
“Cretina.”
“Grazie.”

LEI, LA MIA INSEGNANTE

Non posso crederci. Non posso credere che stia accadendo. Lo volevo da tanto, da tantissimo tempo. Come sono finita nel letto della mia insegnante di arte?
Facciamo mente locale.
Lei, lei è bellissima. Una donna sulla quarantina, capelli neri, neri come la notte. Un viso ovale, sorridente, aperto, con due labbra carnose ed irresistibili. Quando spiega mi incanto a vedere la sua bocca morbida sillabare le parole, con quella voce sexy che ha.
Scendendo per un collo sottile si arriva ai suoi splendidi seni. Pieni, rotondi, morbidi. Sembra andarne molto orgogliosa, da come indossa sempre camicette o magliette scollate ed attillate, che le fasciano i seni, obbligandoti praticamente a fissarglieli. Sotto quei due capolavori c’è un fisico snello, perfetto, con due gambe lunghissime… Per non parlare del sedere. Oh, sento che mi si rimescola il sangue solo a pensarci. Si giravano tutti quando passava nei corridoi. Insegnanti, ragazzi, bidelli… Io.
Ormai la vedo spesso, spessissimo, visti i pomeriggi a scuola che facciamo per la Maturità. Sono felice di vederla, immaginarla mi riempie il lungo viaggio in autobus che devo fare ogni volta, al freddo, per tornare a casa. Soprattutto oggi. Oggi c’è una vera e propria tormenta di neve, il vento spazza le strade, quasi non si riesce a parlare. E l’autobus non arriva da una vita. Da quanto sto aspettando? Guardo l’orologio. Maledizione. E’ quasi un’ora. Sarà bloccato per la neve. E io come torno a casa? Aspetto ancora. Dalla strada del Liceo si avvicina un’automobile, e si ferma davanti a me. Il finestrino si abbassa, e la vedo, bellissima, e sorridente.
“Ehi… Ma sei ancora qui?” mi urla, per farsi sentire sopra il vento.
“… Sì… Mi sa che gli autobus non vanno… Di qui non ne passa uno!” le sorrido, intimidita.
“Con questo tempo non ne passa uno fino a domani… Salta su, ti dò un passaggio!”
Chi, sano di mente, avrebbe rinunciato ad una simile proposta?
La ringrazio, e riempiendole la macchina di neve salgo.
La ringrazio ancora, incredibilmente imbarazzata, e dicendomi un “non fa niente” sempre cordiale, rimette in moto. Partiamo, slittando sulla neve, e facendo deviazioni per evitare ben due incidenti.
“No… Qui è un delirio… Se ti porto fino a casa ci ammazziamo!” si lamenta, chinata verso il vetro per vederci meglio. la giacca e la camicia gemono sotto la spinta dei suoi seni, il suo bellissimo sguardo, accigliato, mi fa rimescolare il sangue.
“Senti…” si volta leggermente verso di me. “io abito a cinque minuti da qui. Andiamo su a casa mia, aspettiamo che smetta… Poi vediamo se ripassano gli autobus, altrimenti davvero, ti porto a casa io, ma così non vedo a un centi…Aaaah!” Inchioda, e l’auto scivola sulla neve. Un deficiente è appena passato con un SUV, tagliandoci la strada. Lei gli urla dietro, con il viso paonazzo, e mi sembra più bella che mai.
“… Dicevo… Andiamo a casa mia. Ok?” La guardo, un po’ stordita, ed annuisco. Ripartiamo.

“Eccoci… Scusa il disordine…” mi sorride imbarazzata, mentre apre la porta e mi fa entrare in casa sua. Non la avrei mai immaginata così. Lei, sempre perfetta, con i vestiti immacolati, sempre in tiro, non pensavo potesse possedere una casa così.
Caotica, disordinata… Viva. Ovunque libri, riviste, CD, videocassette, e materiale da disegno. Tempere, acquerelli, ecoline, pennarelli, pastelli, gomme, matite, fogli ovunque, tele da quadro vuote, tele da quadro incompiute, quadri alle pareti, decine di quadri, ovunque. Quasi tutti sono nudi, nudi femminili. Rimango a bocca aperta.
“Questa casa è fantastica…” dico a bassa voce, e lei scoppia a ridere.
“Grazie mille… levati il cappotto, su.” mette i cappotti ad asciugare su un calorifero, e mi fa vedere dov’è il bagno.
“Ti va un the caldo?” mi dice, mentre mi chiude la porta. Sì, sì grazie.
In bagno mi asciugo i capelli e ne approfitto per fare pipì. Mi accarezzo delicatamente la figa, che è inequivocabilmente bagnata. Mi trattengo dal masturbarmi. Una sosta troppo lunga al bagno sarebbe da difficile da spiegare. Mi lavo le mani ed esco, andando in cucina, dove mi fermo di botto.
Lei è lì, davanti a me, ma non indossa più il vestito da insegnante, ora è solo in intimo, con indosso una vestaglia bianca, semitrasparente.
Si volta sorridendo, e nota il mio sguardo spiazzato.
“Mi sono messa comoda… Ti… Ti dispiace?”
“No.. E’… E’ casa sua… Si figuri…” ho il volto in fiamme, lei se ne accorge e ride.
“Che vergognosa! Che c’è, ti mettono a disagio le donne un po’ in deabijè?”
Arrossisco ancora di più ed abbasso la testa, guardando il pavimento. “No… Anzi… Cioè, non volevo dire “anzi”… Oh… Oddio…”
Desidero che la terra mi inghiotta, ma non lo fa.
Sento invece la sua mano che si posa su una guancia, tirandomi su il viso. Mi guarda sorridendo, materna, e piano mi dice. “Che c’è Serena? Ti piacciono le donne?” Non posso più mentire o dissimulare. Annuisco, dicendo “Ta… Tantissimo.” Lei scoppia a ridere e senza preavviso mi abbraccia.
E’ più alta di me, e mi ritrovo con il viso affondato nei suoi seni. Istintivamente ricambio l’abbraccio, ma poi non mi trattengo. Una mano scivola sul suo perfetto sedere, e sospiro. Lei si stacca da me, guardandomi strano. Mi rendo conto della cazzata che ho fatto e apro la bocca per chiederle scusa, ma mi interrompe.
“Ehi… Piano…” Arrossisco. Di più. Lei scoppia in una risatina. “Ehi… Ma lo sai che quando arrossisci sei veramente una bella ragazza?” La guardo negli occhi. Un complimento così, da uno splendore come lei, fa sempre piacere… “… La prego… mi mette a disagio…”
“Io ti metto a disagio? E perchè?”
Abbasso la testa di nuovo, continuando ad arrossire, e dal suo sorriso vedo che capisce ciò che provo per lei.
Mi mette le mani sulle spalle, e avvicina il mio volto al suo.
“Forse… Quello che voglio fare è sbagliato… Ma non m’importa…” mi sussurra guardandomi languida, e baciandomi.
Nella mia bocca si infila una lingua lunga, calda, avvolgente, che solleva la mia e comincia a giocarci. Ci stringiamo in un abbraccio, ad occhi chiusi, mentre le nostre lingue danzano insieme, si rincorrono, si cercano e si trovano. Non voglio staccarmi, non voglio staccarmi da lei, ma rimettendosi totalmente in piedi, più alta di me, mi costringe a lasciare la presa.
Ci guardiamo per un istante. Poi lei fa due passi verso il fornello, dove ormai il bollitore del the emana sbuffi di vapore da parecchio, e spegne il gas. Quindi mi prende una mano, e come imbambolata la seguo, fino in camera sua.
Accende la luce, una lampada a stelo dalla luce soffusa, e vedo che la camera è disordinata come il resto, ma qui ci sono vestiti e intimo sparsi ovunque. C’è un bel letto matrimoniale, rifatto ed in ordine.
“… Ma… Allora lei è… Sposata?” le chiedo timidamente.
Si volta verso di me, malinconicamente.
“No…Vivevo… Vivevo insieme con la mia ragazza fino ad un anno fa…”
Accenna ad un quadro su una parete, dove vedo la stessa donna che c’è su quasi tutti gli altri.
“Li dipingevamo assieme… Ed ora mi sono rimasti solo questi. Sai, ti somigliava molto… Sobbalzava anche lei ogni volta che la guardavo.”
E’ vero, mi vergogno a farlo, ma sono in uno stato quasi di trance ed ogni volta che mi guarda, sobbalzo.
Vedo che una lacrima le sgorga dagli occhi, e mi avvicino. Stavolta sono io che prendo l’iniziativa, prendendole il viso tra le mani, e baciandola.
Lei si lascia cadere la vestaglia, e si slaccia il reggiseno. I suoi seni sono belli, rotondi, sodi… Due capolavori. Li accarezzo, in estasi, e comincio a baciarli e a giocare con i capezzoli scuri ed appuntiti, mentre lei si lascia sfuggire qualche mugolio. Dopo qualche minuto mi sussurra:
“Non… Resisto più… Ti prego… Scopami…”
Sorridendo scendo sul suo ventre piatto ed atletico, facendo scorrere la lingua, fermandomi a giocare con il suo ombelico. Arrivo sulle sue mutandine, dove annuso l’odore della sua magnificenza.
Scorro le dita, sentendo il calore e l’umidità della sua figa. Afferro con i denti l’elastico, suscitandole una piccola risata, e tiro giù.
Le Porte, le Porte del Paradiso sono davanti a me, dischiuse.

Osservo per un poco ciò che mi trovo dinanzi.
E’… Bellissima. E’ rosa, morbida, le labbra leggermente dischiuse, qualche goccia dei suoi umori brilla alla luce fioca della lampada.
Con mano tremante, la sfioro una prima volta. Appoggio poi la mano sopra quel Paradiso, chiudendo gli occhi e sentendo il suo calore, le pulsazioni del sangue, la Vita che vi scorre dentro, e la sua brutale quanto poetica fisicità.
“… Che… Fai? Preghi?” sento la sua voce dall’alto. Senza aprire gli occhi, le rispondo.
“Non prego da… Anni. Ma venero. Venero te, la tua bellezza, ciò che sei e ciò che sei per me. E ciò che puoi fare, con il tuo corpo e la tua volontà. Sedurre, fare l’amore, amare, generare la Vita. Venero questo, venero la Vita, e ciò su cui poso la mano, questo pezzettino di carne rosa, caldo e pulsante, è Vita. E lo trovo splendido.”
Per un breve istante cala il silenzio. Poi, di nuovo sento la sua voce, dolcissima.
“Alzati… Vieni… Vieni qua.” Mi alzo, ed apro gli occhi di fronte a lei. Il suo sguardo luccica, gli occhi le lacrimano ma non come prima, di tristezza, ma di commozione e felicità.
“Quello che dici è… Bellissimo… Non ti facevo così romantica…” Le sue labbra sono ancora una volta mie, mentre la mia lingua è suo ostaggio. Lascio quella splendida bocca per ricalare sulle sue cosce. Il Paradiso è ancora là, caldo e pulsante, e bacio anche lui.
Riappoggio la mano, con l’indice e il medio da una parte, anulare e mignolo dall’altra, e dischiudo le Porte. Chiudo di nuovo gli occhi, voglio acuire le altre mie sensazioni.
Appoggio sulla mia mano la mia bocca, la apro, e spingo delicata la mia lingua fuori.
Al primo contatto sento che la percorre un brivido, seguito da altri mentre la mia lingua esplora il territorio una prima volta. Comincio delicata a percorrere tutta la sua lunghezza, penetrandola di più ad ogni passata.
Sento il suo respiro farsi irregolare, e la vagina pulsare intorno alla mia lingua.
Proseguo così per un poco, fino a provocarle una completa lubrificazione.
Risalgo fino in cima, sentendo il suo clitoride ancora sotto il cappuccio. La mia lingua danza intorno ad esso, facendolo inturgidire, e poi, con un piccolo gesto, lo scappuccio.
Ora è mia. Sento le sue pulsazioni e le sue dilatazioni, sento tutto ciò che lei sente.
La sua mano forte e bella si infila tra i miei capelli, premendo perchè la scopi.
Sì, ora sì, volevo solo fare le cose con dolcezza. Tolgo la mano, affondando con il viso nelle sue cosce, cominciando a penetrarla e leccarla con più forza e più ritmo. Sopra di me il suo respiro affannoso, e intorno alla mia lingua le sue pulsazioni sempre più forti mi fanno capire quanto lei goda.
Le mie mani, che intanto stavano carezzando le gambe ed il magnifico sedere, si riavvicinano al mio viso.
Lo discosto, ed apro gli occhi. Come se nemmeno fossero mie, due dita mi entrano in bocca, lubrificandosi, e gettandosi nel Paradiso. Sembrava che non aspettasse altro.
Sorrido, sentendola godere sempre di più, per minuti interi, ansimare sempre più forte, lasciarsi a dei brevi urli sempre più intensi.
Riavvicino la bocca, e mentre le mie dita penetrano ed esplorano, le mie labbra stringono, massaggiano e succhiano il suo clitoride. La sento urlare, urlare davvero, urlare il mio nome, ed incitarmi.
Sorrido, succhiando ancora, ad occhi chiusi, amandola.
Arriva all’orgasmo impetuosamente, sento la sua esplosione insieme al suo grido mozzato, mentre una colata di umori, a schizzi, mi giunge sulle dita e sulla bocca.
Estraggo le dita, e lecco il suo orgasmo, come un animale, desiderando fino all’ultima goccia quel nettare ed il suo sapore. Mi fermo a respirare, ad odorare quel Paradiso appena sconvolto, finchè lei non si scosta da me, sedendosi di fronte.
La guardo, e la mia insegnante, che fino a quel pomeriggio avevo visto solo come un’irraggiungibile donna perfetta, mi pare una creatura fragile e bella, a cui sono riuscita a donare qualcosa di stupendo.
Ci abbracciamo e baciamo, e i suoi baci dalla mia bocca si spostano al mio collo, per poi sentire il suo fiato sussurrarmi all’orecchio “Grazie…” Sorrido, e rimango lì a godermi il suo calore e il suo corpo.

Si rialza, prendendomi per le spalle ed obbligandomi a rimettermi in piedi. Mentre mi bacia mi sussurra di levarmi le scarpe, a calci, di farlo, di farlo ora.
“Non posso… Sono anfibi…” Sorride, mentre impacciatissima mi inginocchio davanti a lei e mi slaccio i miei anfibi consunti. La sua risata invade la stanza quando invece vede che indosso calze spaiate.
Mi rialzo veloce, con il viso in fiamme. “Stamattina mi sono sbagliata a metterle!” le dico.
Sorride, toccandomi la punta del naso. “E’ una bugia…” Arrossisco ancora.
“… Mia… Mia mamma non mi lava le cose, mi arrangio da sola ma ogni tanto… Be, insomma, devo arrangiarmi alla buona.”
Per un secondo si fa seria. “In cinque anni di scuola non ho mai visto tua madre, sai? Ma ci è venuta mai a parlare con me?”
Scrollo la testa. “Non è mai venuta a parlare con nessuno. Sta cercando di convincersi di non avere una figlia, e non e voglio rovinare gli sforzi… Ma lasciamo perdere.” Non voglio parlarne, non mi va.
Come in risposta, le sue mani saettano velocissime sul mio corpo, slacciandomi la camicetta con foga, e sfilandomela.
Il breve istante di resistenza dei polsini la fa quasi imprecare, e si avventa sui miei jeans, slacciandoli e tirandomeli giù.
In pochi istanti sono di fronte a lei praticamente nuda. Mi bacia, slacciandomi il reggiseno.
Le mie braccia si incrociano sul petto, istintivamente.
“Ma che fai… Ti vergogni?” mi dice sorridendo. Annuisco. “E di che?”
“… E’ che ho… poche… poche tette…” abbasso lo sguardo, e questa volta la sua risata mi dà un po’ di fastidio.
Le sue mani afferrano le mie spalle di nuovo, e mi lancia sul suo letto. Istintivamente apro le braccia per appoggiare le mani, e in un balzo lei mi è sopra, tenendo i polsi sul materasso.
“Ah-ah…Mh… Eccoli qui i tuoi tesori… A me sembrano a posto.”
“Non ho detto che non sono a posto, ho detto che sono minusc… Oh!” Un sussulto mi tronca la frase, causato dal suo morso al mio capezzolo sinistro.
Si lascia sfuggire un mugolio, mentre con le labbra serrate succhia e titilla con la lingua i mio capezzolo.
I suoi capelli mi solleticano il collo, e nelle mie mutande è appena esploso qualcosa di caldo.
Man mano che lei gioca con i miei seni tutti i miei muscoli si rilassano, e le mie mani, non più strette dalla sua forza, giacciono abbandonate sul letto.
Sono stordita, rilassata, incantata da quel massaggio particolare, e mi spiace quando finisce.
Sono in trance, estasiata. La sua bocca salta a piccoli baci dai miei seni al mio collo, e di nuovo alla mia bocca. Mentre il suo viso è su di me, sorridente, incorniciato di capelli, la sua mano mi scosta le mutandine e con qualche movimento me le sfila del tutto. Se le porta al viso e con occhi sbarrati e il viso in fiamme le vedo annusarle sorridendo.
“Ragazza mia… Non so se prima hai avuto più orgasmi tu od io!”
Le getta via, e girandosi mi offre una splendida panoramica del suo sedere, mentre la sua bocca si mette all’opera.
Non capisco bene cosa faccia ma è esperta, perfetta in ogni suo movimento, e la sua lingua e le sue dita sembrano conoscere quella parte del mio corpo da sempre.
In un baleno, causa l’eccitazione che praticamente provo da quando sono salita in auto con lei, raggiungo un orgasmo.
“Deludente… Cinque meno.” sento la sua voce scherzosa. “Vuoi farti risentire per recuperare?”
“Sì, la ringrazio. Ma se non recupero?” le rispondo ridendo.
Ride anche lei “Allora t’interrogo, altrimenti ti dovrò dare l’insufficienza. E con la Maturità…”
Spalanco gli occhi, folgorata. Ma che diamine sto facendo? E’ la mia professoressa di arte, è la mia professoressa!
“Oddio! Ma che stiamo facendo!” le urlo. “Ma sei la mia insegnante, ma devo fare la maturità con te… Ho anche appena fatto un compito in classe con te!”
Ride, ride di nuovo di gusto, e poi mi risponde semplicemente: “Ho già i voti che mi servono… Non preoccuparti della tua etica, non ti alzerò la media per questa scopata. Ed alla maturità sarò stronza come sono sempre stata…”
La sua bocca ricala su di me, e per qualche istante continua a leccare, penetrare e succhiare tutto, riportandomi all’estasi.
“Ah…” si stacca quasi di colpo. “… Per quel che riguarda il tuo compito in classe… Hai preso 2″
Aggrotto le sopracciglia. “Due? Ma perchè?” Diamine, questo mi ammazza la media del 9!
Ride di nuovo “Scherzo! Scherzo… Hai preso il tuo solito nove. Se ti ricordassi qualche data precisa, di qualche opera, ogni tanto, anzichè scrivere all’incirca il secolo… Arriveresti al 10.” E ricomincia a masturbarmi, aggiungendo subdolamente le sue dita.
“Ma un’opera d’arte vale per quel che è, non per la sua data… 1800, 1801… Che importa? E’ il suo concetto, il suo significato… Il suo contesto… E poi non ho testa per le date.” Le rispondo tra un sospiro e l’altro, mentre sono preda dei suoi tormenti.
“Ne parliamo un’altra volta…” sussurra, continuando a scoparmi. A lungo, fino a farmi esplodere in un secondo orgasmo vero, pieno e denso, che avidamente fugge tra le sue labbra.
In lontananza, sento suonare delle campane. “Che ora è?” le chiedo, accarezzando stordita dall’orgasmo il suo sedere divino.
“Le otto.” Si alza e va alla finestra. “Oddio… Nevica peggio di prima!”
Mi metto seduta. Discutiamo per un poco. Di autobus o di portarmi lei non se ne parla. Mi convince a chiamare casa.
“Pronto… Pronto papà? Sì… Sì lo so che è tardi… Gli autobus… Eh, appunto, nemmeno uno… E… Sono a casa di un’amica… No… Non quel genere di amica… No papà… Papà!! Smettila! E’ una mia compagna di scuola e basta! Smettila! Ti avevo chiamato solo per chiederti se mi potevi venire a prendere…”
La voce di mio padre, irosa, mi manda cordialmente a fanculo, e mi dice di arrangiarmi, di dormire dalla mia “amica”(e lo dice con tono dispregiativo), di fare come mi pare, e mi sbatte il telefono in faccia.
Sospiro, riattaccando. Accanto a me lei mi guarda, ha ovviamente sentito mio padre, che urla sempre se mi deve parlare. Sento la sua mano accarezzarmi i capelli, e sorrido malinconica.
“Cosa vuoi per cena?” mi chiede. Alzo lo sguardo, stupita. Mi sorride. “Ha detto di arrangiarti e dormire dalla tua amica… E io il letto ce l’ho!” Mi lascio abbracciare. Mi impedisce di rivestirmi, dicendomi “è tanto che qui non gira una donna nuda con me”, e mi recupera dall’armadio una vestaglia come la sua, bianca e semitrasparente.
Mi calza a pennello, e anche se la stoffa fa vedere tutte le nudità, è incredibilmente morbida e calda. Mi guardo nel suo specchio, e la vedo avvicinarsi annodando la cintura della sua vestaglia.
La trovo erotica e sensuale, con quel suo fisico prorompente, nascosto ma non troppo dalla stoffa.
“… Vorrei essere bella come te…” le dico, piano.
Mi abbraccia, da dietro, sento i suoi prosperosi seni schiacciarsi sulla mia schiena, e la sua voce sussurrarmi che lo sono.
La serata passa in fretta, con una deliziosa cena ed una chiacchierata sul divano, che sfocia nel fare l’amore molto presto. La notte dormo come una bambina nel suo letto, abbracciata a lei.

“… Che verranno edificate in seguito.”
Deglutisco, appena finito di rispondere alla domanda di Storia dell’Arte che mi ha fatto all’orale della Maturità.
Fa caldo, caldissimo, gli esaminatori sono immersi nel sudore, ed anche io non scherzo, aggiungendo a caldo che sono anche parecchio nervosa.
Mi sembra sia andata bene. Gli scritti, in maniera ottima, tranne matematica, e l’orale… Penso di sì.
“… Ottimo, esatto.” Accenno un sorriso. Anche questa è andata. “… E… Mi sai anche dire la data in cui quest’edificio è stato presentato al committente?” mi sorride. Panico.
Una data, una sola data… Pensa pensa pensa… Cerca di guadagnare tempo…
“Sì… Ecco… L’opera fu presentata al committente… Dal suo architetto…”
Nel… Dai, pensaci… Forza…
“… Dal suo architetto… In una data che non è conosciuta. Ma nel 1930.” Oddio, ma che ho detto? Persino quello di matematica ha alzato lo sguardo… Oddio…
“Esatto! Proprio perchè le carte del catasto sono andate perdute, ma l’anno è proprio quello… Brava, brava. Per me va bene così.”
Il mio cervello stappa una bottiglia di spumante, mentre sorrido.
Lei mi sorride, perfetta, nella sua camicetta leggera che mostra come sempre i suoi splendidi seni. E’ sempre bellissima, ordinata, nemmeno suda, e ignora come sempre gli sguardi di tutti i professori.
Mi alzo, saluto tutti ed esco.
Nel corridoio nessuno. Ovviamente. La B è finita ultima, e nessuno sta a Luglio a vedere l’orale della sottoscritta. Meglio così. Girovago nel corridoio e nell’atrio.
So benissimo che nessun professore mi dirà il punteggio, una volta usciti, ma rimango lì lo stesso.
Poi li saluto, mentre mi passano davanti quasi di corsa, per andare a casa e finalmente chiudere questa ennesima Maturità che li fa sudare (metaforicamente e non) da giorni.
Poi, anticipata dal suono dei suoi tacchi, arriva lei, perfetta, e come mi vede mi sorride.
Usciamo da scuola in silenzio, e ci incamminiamo. Ha dovuto posteggiare all’unica ombra possibile, in una stradina desolata e malmessa distante da scuola.
Arriviamo all’auto, e carica la sua borsa. Vedo nel bagagliaio una valigia. Ci guardiamo.
Si avvicina a me, e dopo aver visto che nessuno è lì con noi, mi bacia.
Per qualche istante siamo lì, strette l’una all’altra.
“Ora la scuola è finita… Potremo vederci… Quando vogliamo…”
Sussurro queste parole sulle sue labbra, facendola sorridere.
“… Dopo… Quella notte con te… Mi sono convinta… Ad uscire di nuovo… Sai… Ora… Mi vedo di nuovo con la mia ex… Mi piace ancora moltissimo… Te ne avevo parlato… Che ti somigliava…”
Rimango a bocca aperta, mentre qualcosa mi si spezza dentro.
“… Dovrebbe anche arrivare fra poco, le ho detto dove ho posteggiato… Partiamo per il weekend, andiamo al mare, tanto fino a Lunedì non devo tornare qui.”
Mi guarda, cogliendo la mia espressione.
“Mi spiace… Ma non possiamo vederci… Lo capisci anche tu.”
No, non lo capisco. Le rispondo che va bene, d’accordo, capisco, ma senza convinzione.
Poi vedo il suo sguardo che si illumina, letteralmente, vedendo qualcuno alle mie spalle.
Guardo dietro di me, ed arriva.
Una donna, credo della sua età. Capelli chiari, ed occhiali da Sole, riconosco quella ritratta su innumerevoli quadri, anche se di persona è davvero molto bella.
Si ferma sorridendo, valigia in mano, e si abbracciano. Mi faccio da parte, e vedo nell’espressione della mia insegnante quanto sia davvero felice, felice davvero.
Si gira verso di me e mi presenta alla sua ragazza, stringo la mano cordiale e rimango con loro finchè non sono tutte e due in auto.
La sua ragazza si mette al posto di guida, e attraverso i finestrini abbassati mi augurano tutte e due buone vacanze.
“Aspetta, levo gli occhiali da Sole, se guido mi danno noia”. La guidatrice se li sfila e li porge alla mia insegnante. Si vede come vanno d’accordo.
Sto a lato dell’auto, vicina alla portiera posteriore sinistra, e quasi la aprirei, saltando su e pregandole di portarmi con loro.
“Allora…” la sua ragazza si gira, dopo aver messo in moto. “… Buone vacanze e buoni risultati… Ci vediamo!” mi dice sorridendo.
Saluto timidamente con la mano e vedo la mia insegnante e il suo amore partire e andare via.
Ho perso il mio Paradiso.
Mi avvio verso la fermata, zaino in spalla, ritornando con la mente a sperare di aver fatto un buon orale, e di rivederla quando esporranno i risultati. Invece non la rivedrò..



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